Sarebbe scaturita dalla gestione del telefono cellulare, la lite sfociata nel pestaggio mortale di Maria Vittoria Carbone, la 57enne di Tito uccisa giovedì sera da Giampiero Santamaria, il figlio 31enne affetto da disagio psichico. A confessare il movente e la dinamica del tragico episodio di violenza familiare è stato proprio il giovane, al termine di un lungo interrogatorio durato fino a venerdì sera. Santamaria è stato arrestato dai carabinieri di Potenza e si trova attualmente nel reparto di Psichiatria del policlinico di Bari, sotto cura e sorvegliato dai militari, a disposizione del giudice per le indagini preliminari Ida Iura, che lunedì effettuerà l’interrogatorio di garanzia durante l’udienza di convalida del fermo.

Il giovane, davanti al procuratore capo Camillo Falvo e al sostituto Francesco Russo, ha ammesso di aver colpito ripetutamente la madre mentre si trovava nella sua abitazione, ferendola alla testa e al volto che è stato sfigurato dalle fratture. L’autopsia sarà effettuata lunedì mattina dal medico legale Giuseppe Bertozzi, e fornirà elementi utili a capire l’esatta causa della morte ma soprattutto l’ora, al fine di accertare se ci siano stati ritardi nell’allarme lanciato al soccorso sanitario. Maria Vittoria Carbone era separata da tanti anni, il marito Vito Santamaria, stimato collaboratore scolastico di Tito, viveva nell’alloggio adiacente a quello del figlio in cura presso il Centro di salute mentale di Potenza. Negli ultimi tempi, dopo un periodo di terapia, era tornato in paese e il padre cercava di aiutarlo nella sua vita di tutti i giorni, ma evidentemente covava un disagio psichico non completamente curato. La madre viveva da tempo a Vaglio di Basilicata, dove veniva seguita dai servizi sociali, ma giovedì pomeriggio aveva deciso di andare a trovare quel figlio problematico a cui voleva bene. Intorno alle ore 18 le telecamere di videosorveglianza di un’attività commerciale l’avevano ripresa mentre entrava, probabilmente per acquistare alimenti o generi di prima necessità per il figlio, che viveva vicino ma in un alloggio autonomo rispetto a quello del padre. Quindi si è recata a casa del giovane nel tardo pomeriggio di giovedì, per non uscirne più viva.