Omicidio a Tito: Il no all’uso di un telefonino scatena l’ira malata del figlio. La reazione del giovane con problemi psichici dall’infanzia è stata violenta: la donna colpita più volte al volto e sbattuta con la testa.
A Tito, comune alle porte di Potenza, rimane fortissimo lo sgomento per la fine di Maria Vittoria Carbone, morta a 57 anni in seguito ad un’aggressione del figlio, Giampiero Santamaria, 31enne affetto da serie disabilità psichiatriche che si sarebbero manifestate durante l’adolescenza, sul quale si era immediatamente concentrata l’attività investigativa per quella che, fin da subito, ha assunto i contorni di una tragedia familiare. I due si trovavano nella casa di Santamaria: a scatenare la rabbia del figlio, seguito dal Centro di igiene mentale di Potenza, sarebbe stato un banale diniego della madre all’uso di un telefonino.
LA CONFESSIONE DEL FIGLIO PER L’OMICIDIO A TITO E LA RICOSTRUZIONE DELL’AGGRESSIONE PER IL TELEFONINO
Il 31enne ha confessato. Agghiaccianti i particolari, Santamaria avrebbe colpito la madre al volto, dopodiché le avrebbe prima fatto sbattere la testa contro lo spigolo di un battiscopa, per poi sferrarle un calcio alla nuca. Il ragazzo verrà raggiunto dal decreto ufficiale di fermo per omicidio ed, essendo incompatibile con il regime carcerario, verrà individuato un istituto in grado di ospitarlo differente dall’attuale centro del capoluogo. Dopo aver colpito la madre, seppur in confusione, Santamaria ha avvertito il padre, che vive nelle vicinanze, dopodiché sono stati chiamati i soccorsi. Quando i sanitari del 118 sono arrivati sul posto, poco prima di mezzanotte, le condizioni erano già gravissime. Inutili i tentativi di rianimarla. La donna presentava un grave trauma facciale. Sul luogo dell’accaduto sono intervenute anche le forze dell’ordine.












