PORDENONE - L'ondata di violenza giovanile che ha investito il Pordenonese puzza terribilmente. Ormai il tanfo è cosi nauseabondo che nessuno può più fingere di non percepirlo. Come un virus, di giorno in giorno si propaga e miete le sue vittime. Non si può prevedere chi contagerà. Può capitare al bianco o al nero, al ricco o al povero. I virus non badano al colore della pelle né alla classe sociale.

Peraltro, non di rado questa violenza rasenta i metodi di stampo mafioso, come nell'episodio più recente avvenuto nell'Azzanese, dove un dodicenne è finito in ospedale dopo essere stato picchiato brutalmente nel giardino di casa. A quanto pare, la sua unica colpa era quella di essere il fratello minore del rivale in amore del suo assalitore.Come fronteggiare un simile degrado umano, una barbarie incivile cosi nefanda? Scuola, istituzioni, forze dell'ordine e, non ultime, le famiglie, sembrano impotenti. Come abbiamo constatato, invocare pene durissime non inibisce per niente la violenza. Come non servono a nulla le ronde dei vigilantes, se non ad incrementare la tensione sociale e la paura.I giovani che fanno della violenza il loro unico linguaggio sono schiavi di modelli imposti dalla società stessa, intenta a combattere quella violenza, pur essendone essa stessa la promotrice. Una sorta di serpente che si morde la coda.In un mondo che ha messo a tacere le organizzazioni internazionali come l'Onu, e che sta a poco a poco demolendo la credibilità dell'ultimo baluardo della democrazia in Europa, l'Unione europea, cosa possiamo pretendere dalle generazioni più giovani che crescono in un ambiente dove il più forte prevale sul più debole e dove il più violento si impone sul più indifeso?Con quale becera ipocrisia noi adulti cerchiamo di ricondurre i giovani violenti a miti consigli, quando noi per primi non siamo più in grado di sostenere un dibattito secondo le regole della retorica e non facciamo che buttare tutto in rissa, criminalizzando l'avversario? Per chi non lo avesse capito, il riferimento è al dibattito sul prossimo referendum sulla giustizia.E poi, in questa giungla di gorilla urlatori che si battono il doppiopetto, c'è chi osa puntare il dito contro gli insegnanti, rei, a loro dire, di non fare abbastanza, di non essere incisivi sui ragazzi. Ma, cari signori gorilla, come può la scuola arginare l'oceano di odio che ci state rigurgitando addosso tutti i giorni? I giovani crescono rancorosi, misogini e violenti anche, e soprattutto, grazie a voi. Già, anche misogini.Dal recente sondaggio del Global Institute for Women's Leadership del King's College di Londra è emerso che la GenZ sarebbe più maschilista e conservatrice dei baby boomer. Insomma, a pochi giorni dalle celebrazioni per il settantesimo anniversario della conquista del voto delle donne in Italia, constatiamo l'involuzione culturale di stampo profondamente maschilista dei nostri figli.La prova lampante sta anche nella natura delle violenze di questi giorni: la donna è tornata a essere un oggetto di contesa e di conquista, da esibire e da proteggere, tanto da sentirsi in dovere di andare a rompere la faccia al fratello del proprio rivale in amore. Possiamo cercare tutti i capri espiatori che vogliamo, ma la causa di tutti questi episodi risale all'impianto della nostra società imbarbarita, semianalfabeta, sporca, razzista, misogina, ignorante, omofoba, opportunista, gretta e orribilmente volgare, di cui la violenza giovanile non è altro che una banale, conformista, stupida, pedissequa tanto quanto limpida emulazione.