PORDENONE - Tre risse in una settimana, protagonisti giovanissimi, spesso minorenni, e scenari che vanno dal cortile di una scuola alle piazze e alle aree più sensibili della città. A Pordenone la violenza tra bande giovanili torna a preoccupare e riaccende il dibattito sulla sicurezza urbana e sul disagio che attraversa una parte del mondo adolescenziale. La gravità del momento ha spinto ieri il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, che era a Trieste all’inaugurazione dell’anno giudiziario, a chiedere il massimo impegno sulla questione al comandante provinciale dei carabinieri, Emanuele Spiller, anche lui presente alla cerimonia. Una sfida che conosce bene il colonnello Spiller, che in chiusura del 2025 aveva promesso: «L’attenzione resta alta sulla violenza e delittuosità giovanile: questa sarà la sfida anche per il prossimo anno». Il ministro ha ringraziato l’Arma per quello che già sta facendo, ma ha sottolineato la richiesta di massimo rigore.
Un messaggio chiaro, che arriva mentre in città si susseguono episodi ravvicinati. Il primo mercoledì 21 gennaio nella zona della stazione ferroviaria e dell’autostazione, area già attenzionata dalle forze dell’ordine dove c’è stata una rissa tra ragazzine a suon di calci e pugni. La tensione si è alzata in un gruppetto di circa venti persone, con diversi giovani di origine straniera che guardavano l’escalation della violenza. Al centro del “quadrato”, due ragazzine, entrambe di origine nordafricana. Una indossava il velo, l’altra no. Solo il rapido intervento della polizia locale ha evitato conseguenze peggiori. Ma nemmeno le aree vicine alle scuole sono estranee alla violenza. Pochi giorni dopo, venerdì 23 gennaio, all’ingresso di un istituto di Pordenone l’ennesimo campanello d’allarme impossibile da ignorare. Botte, tante, tra ragazzine giovanissime. Tutte donne, anche se qualche spintone ha raggiunto pure i compagni di sesso maschile. E stando a quanto ricostruito, tutto sarebbe nato per un ragazzino “conteso”. In questo caso le ragazzine sono state identificate e sospese per 15 giorni.






