Accoglienza, relazione, ascolto: non semplici parole che fanno da scenografia a corpi che si agitano con elegante maestria sui ritmi tarantolati, ma messaggi. Da tatuare nei ricordi di chi ha ballato, saltato, sudato perché pizzicato dalla tradizione popolare salentina festeggiata nella notte più lunga per Melpignano, terra della taranta. Che ieri, secondo gli organizzatori, è stata celebrata da 150mila persone. Il concertone è stato inclusione, trasformazione e proiezione di culture che si sono affrontate, annusate, scontrate e mescolate rendendo "imperfetta l'identità culturale".
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Concetto che il maestro concertatore, Ermal Meta, ha ripetuto presentando l'appuntamento e ribadito sul palco dimenandosi come un cimbalo da tamburello, imbracciando la chitarra o stuzzicando le tastiere per lasciare un segno, una traccia del suo passaggio salentino. Ed eredità è stata un'altra delle parole-messaggio consegnate al pubblico, travolto anche da lontano grazie alla trasmissione in Eurovisione. Perché Meta ha voluto che ci fosse traccia nel tempo del suo passaggio, e lo ha fatto con un brano composto proprio per gli spartiti tarantolati. 'Nu simu nienti' è stato l'inedito con cui Meta ha lasciato qualcosa di suo alla storia del concertone. Un pezzo dalle sfumature rosate, le stesse del piumaggio dei fenicotteri diventati sinonimo di una rivoluzione contro i grandi poteri economici "che cercano di impossessarsi della terra che appartiene a delle persone semplici", la sintesi del maestro concertatore che ha reso la musica popolare un atto di resilienza, perché "c'è chi ha tutto ma vuole di più, e chi ha poco e prova a difenderlo", ha detto dal palco per poi evidenziare che quella difesa "brucia l'anima".












