Inutile girarci attorno. Sentire Alessandra Amoroso (che però si è giustificata sui social, spiegando che correva dalla figlia piccola) e Sayf cantare le proprie hit sul palco di Melpignano, per poi sparire al momento dell’imperdibile - e quest’anno tra i più travolgenti delle ultime edizioni - clou finale con Kalinitta cantata dai centomila pizzicati, uniti in un unico coro con l’orchestra e il pubblico, è stato il punto più basso di una Notte della Taranta invece per altri versi pienamente nella missione che la fondazione guidata da Massimo Bray si era data. Ovvero, trovare il punto in cui memoria e presente si toccano senza che l’una cancelli l’altro, anzi sottolineando come la Notte della Taranta sia ormai una istituzione in grado di presentarsi come tale, tanto di iniziare la serata con l’inno nazionale per celebrare gli 80 anni della Repubblica.
Facile a dirsi, difficile a farsi, probabilmente per il consueto tributo che bisogna «versare» alla Rai e agli agenti, pur tenendo conto che nel 2025 il concertone aveva raccolto 779.000 spettatori con il 7,9% di share mentre quest’anno ha fatto un ulteriore passo avanti, raggiungendo 809.000 spettatori e l’8,5% di share. Un risultato significativo per una manifestazione che, partita come appuntamento legato soprattutto alla tradizione popolare salentina e a un pubblico di nicchia, è riuscita negli anni ad allargare progressivamente la propria platea. Oggi è diventata un evento riconoscibile, capace di trasformare la musica della tradizione in uno spettacolo televisivo seguito anche oltre i confini della Puglia. Con buona pace della ortodossia e del dibattito sulla presunta o palese «sanremizzazione» di un appuntamento culturale che forse mai come quest’anno ha avuto come protagonisti i giovani. Decine di migliaia quelli che hanno assistito alle prove e alla serata finale, di assoluto talento quelli saliti sul palco, con una menzione particolare per Welo e Giulia Vecchio, a proprio agio con i testi della tradizione popolare, bravissimi nel fare propri due brani tra i più suonati nella serata finale (Core meu e L’acqua te la funtana). Tantissimi giovani da impressionare il governatore Antonio Decaro che ha voluto rendersi conto di persona della forza della Taranta, abbandonando la zona vip sotto il palco per buttarsi nella folla in lungo e in largo, ricavandone la certezza che la Notte della Taranta è ormai uno dei pochi eventi capaci di mettere insieme più generazioni, trovando un linguaggio comune e soprattutto portando le nuove generazioni a scoprire vecchi testi, intrisi dei tempi che furono, colmi di storia, sacrificio, passione, povertà, emigrazione, temi oggi ai più sconosciuti o al limite noti per le chiacchiere dei nonni, purtroppo sempre meno ascoltati.











