MELPIGNANO (Lecce) – Il sole del tramonto di fuoco non si era ancora spento, quando il palco di Melpignano ha cominciato ad animarsi e scaldarsi con il ritmo gitano dei Mascarimiri. E’ toccato a loro aprire il programma della Notte della Taranta. Di fronte, la spianata degli Agostiniani a poco a poco ha ceduto tutto il suo enorme plafond di erba e terra a drappelli di giovani a torso nudo, ragazze dai capelli a crocchia e tamburelli stretti in mano, mamme è papà con prole al seguito, autoctoni e forestieri, come ormai accade da 29 anni. Il concertone è un rituale che innesca memoria e nostalgia, senso di appartenenza e desiderio di riscatto culturale. Arakne è più viva che mai, la pizzica è metafora di comunità e, risvolti commerciali ed economici a parte, segna l'identità di questo angolo di Puglia. Poi, alle 21,20 in punto, l'inizio del lungo programma di oltre tre ore in diretta Rai tv ed Eurovisione fa esplodere il pubblico dei 150mila.
Si suda, il caldo si fa sentire, complice una leggera tramontana poi acquietata e sfiatata, quasi un atto di resa per lasciare spazio al fuoco della performance tantrica. Il colpo d'occhio dei ventagli in sincrono è impressionante. Sui maxischermi vengono proiettate immagini in bianco e nero di una Repubblica italiana appena nata. Siamo nel '46, ottant’anni fa, l'omaggio che il presidente della Fondazione, Massimo Bray, ha voluto come incipit di questa grande festa di popolo. E a seguire la riedizione dell'Inno di Mameli in versione strumentale soltanto con l'orchestra, così come l'ha riproposto il maestro concertatore Ermal Meta.











