C’è qualcosa di potentissimo, di profondamente ancestrale, che ogni anno sul finire dell’estate spinge decine di migliaia di persone a radunarsi nel prato davanti all’ex Convento degli Agostiniani, alle porte di Melpignano. Si balla per ore, sfidando il caldo denso e il sudore, rapiti da un ritmo incessante a cui è fisicamente impossibile resistere: quello della pizzica. Un rito collettivo, una danza antichissima, nata non per diletto, ma come vero e proprio rito curativo per liberare i “tarantati” dal veleno inoculato dal morso del ragno (la tarantola), ma a volte più semplicemente per lasciarsi andare, sfogare rabbia repressa, stanchezza e frustrazione per le condizioni di vita all’epoca non agiate e lasciarsi poi cadere a terra esausti e pacificati. Un esorcismo musicale in cui il battito frenetico portava all’esaurimento fisico e, infine, alla guarigione. È proprio per rievocare questa radice viscerale che 29 anni fa ha preso vita il Concertone della Notte della Taranta. Un evento nato per ricordare e tramandare alle nuove generazioni quelle antiche sere d’estate a fine raccolto, quando si ballava sull’aia al ritmo crudo dei tamburelli e dei violini, intonando a squarciagola i canti della tradizione popolare. Una magia che quest’anno ha abbattuto un nuovo confine: per la prima volta nella sua storia, lo spettacolo è stato trasmesso non solo in diretta su Rai 3, ma in Eurovisione.