L’Italia è pronta a dare l’ennesimo giro di vite alle Ong del Mediterraneo: nel momento in cui la Germania ha annunciato l’intenzione di riprendere l’invio dei dublinanti, il governo di Giorgia Meloni ha messo sul tavolo il nodo delle navi battenti bandiera tedesca che, sistematicamente, prendono i migranti per lo più davanti alle coste libiche e li portano in Italia. Il concetto espresso dal ministro Matteo Piantedosi, che verrà ribadito in occasione del vertice con l’omologo Alexander Dobrindt, è molto semplice: i dublinanti in uscita dalla Germania devono essere compensati con i migranti in ingresso in Europa con le navi Ong che battono bandiera tedesca, che rappresentano la maggiore quota di tutte le imbarcazioni della flotta civile.Dall’inizio dell’anno, per esempio, sono stati 2.200 i migranti che le Ong tedesche hanno fatto sbarcare nei porti italiani e, quindi, che hanno fatto entrare in Europa. Numeri elevati sul totale degli ingressi in Italia dal 1 gennaio al 21 agosto: 18.545. Si tratta del 12% del totale, l’11,9% per l’esattezza, degli irregolari che hanno attraversato i confini europei a bordo di una nave battente bandiera tedesca. Nessun intervento da parte di queste navi è stato eseguito in acque territoriali o Sar italiane: tutti gli interventi sono avvenuti in acque Sar libiche, tunisine o maltesi, ma l’Italia è stata costretta a farsene carico. Le navi delle Ong, soprattutto quelle tedesche, infatti, hanno come obiettivo lo sbarco in Italia, ossia nel Paese di destinazione del viaggio intrapreso dal barcone. Ma i regolamenti internazionali sostengono la necessità di sbarco in un porto sicuro, che può essere rappresentato sia dalla Tunisia che da Malta. E, in ogni caso, si fa obbligo alle navi di comunicare gli interventi alle autorità di competenza del tratto di mare in cui avviene il recupero, quindi anche alla Libia, che ha una sua zona Sar riconosciuta dai trattati internazionali. Ma è sempre l’Italia a dover gestire l’assegnazione del porto. Nelle ultime ore il ministro ha annunciato il fermo sella Sea-Watch 5, nave tedesca, per la violazione delle norme italiane.Sempre secondo le norme internazionali e per il diritto marittimo, su una nave si applicano le leggi e la giurisdizione dello Stato che le concede la bandiera e, sempre secondo le stesse norme, una nave è l’estensione territoriale dello Stato di cui batte bandiera. Escludendo di poter considerare la nave come luogo idoneo per avanzare le richieste di asilo, resta il nodo della competenza territoriale dei migranti che vengono recuperati dalle Ong in acque internazionali. Ed è questo il punto che Matteo Piantedosi metterà sul tavolo a settembre, con l’obiettivo di far valere i principi internazionali e marittimi: in quel caso, anche se i migranti dovessero sbarcare in Italia, la competenza per le richieste d’asilo sarebbe comunque tedesca. Serve trovare un accordo sulle modalità di applicazione di questo principio ma per Piantedosi e per il governo italiano è necessario trovare un accordo in tal senso se si vuole dare massima applicazione al nuovo Patto europeo per le migrazioni. La compensazione potrebbe essere la strada più facilmente percorribile: la Germania fa rientrare in Italia i dublinanti e il nostro Paese trasferisce al confine tedesco i migranti sbarcati dalle loro navi.
Dublinanti, dopo il blitz della Germania il governo studia la contromossa: giro di vite contro le ong con bandiera tedesca
A settembre è in programma un vertice tra i ministri degli Interni italiano e tedesco e sul tavolo ci sarà il nodo della compensazione tra migranti delle Ong e quelli di Dublino










