di
Paola Di Caro
La polemica su frasi e comportamenti del conduttore
Storia di bombe e di amicizia, di giornalismo e politica, di passioni e rancori e, potrebbe mai mancare, di letti e amanti. Il caso Ranucci domina ormai da settimane le cronache. Certo, il personaggio è famoso. Certo, la vicenda è inquietante — chi (l’autodenunciatosi faccendiere Valter Lavitola) e soprattutto perché ha fatto esplodere una bomba davanti casa del conduttore di Report —, quali mosse politiche ci sono dietro, quali misteri potrebbero celarsi: ma insomma, non si tratta del caso Watergate. La sensazione è che ci sia anche una dinamica che oltrepassa la politica: il privato.Le relazioni sessuali, vere o presunte. Un certo atteggiamento superomista. Un più che sospetto sessismo che mette in imbarazzo trasversalmente a destra e a sinistra, chi attacca Ranucci e chi lo difende, chi lo considera vittima e chi carnefice. Tanto che ci si trova a un certo punto con posizioni apparentemente rovesciate: contro di lui, non solo o tanto per responsabilità politiche, due donne che sono schierate a sinistra, la giornalista e blogger Selvaggia Lucarelli e l’eurodeputata ex Pd Pina Picierno. A favore, sicuramente politicamente ma anche umanamente l’ex direttore del Fatto Quotidiano Antonio Padellaro non un anti «MeToo», ma a sorpresa pure il direttore de La Verità Maurizio Belpietro, non un simpatizzante di Ranucci. Ricapitolando. La prima ad aprire il caso sulle disinvolte relazioni sentimentali di Ranucci — raccontate da lui stesso nella sua autobiografia «La scelta», prima definita un memoir di fatti veri, poi quando il caso è esploso con la correzione che sono «romanzati» — è stata Selvaggia Lucarelli. Ha scritto che da tempo qualcosa non la convinceva di Ranucci, che una sua amica le aveva raccontato di atteggiamenti non esattamente professionali nei confronti di colleghe e stagiste, e poi lui stesso si è autodescritto nel libro come un tombeur de femmes, di fronte a colleghe, stagiste, fonti che cedevano senza che nemmeno lui dovesse fare lo sforzo di corteggiarle. Una confessione o una certa «mitomania», azzarda Lucarelli?














