A un secolo dalla sua scomparsa (23 agosto 1926), il divo del muto continua a incarnare un'idea di seduzione, fascino e celebrità rimasta intatta nel tempo

Cento anni dopo la sua morte, Rodolfo Valentino non ha ancora smesso di sedurre. Anzi: il tempo sembra aver lavorato per lui. Rodolfo Pietro Filiberto Guglielmi, morto a New York il 23 agosto 1926, fu molto più di un attore del cinema muto. Fu uno dei primi grandi divi internazionali del cinema, un fenomeno di massa capace di trasformare un volto, un gesto e uno sguardo in una leggenda, consacrando sul grande schermo la figura del latin lover. A un secolo dalla morte, il nome di Valentino continua a evocare un'epoca in cui Hollywood stava costruendo il proprio immaginario e il cinema imparava a trasformare gli attori in icone. La sua parabola, breve e vertiginosa, lo portò dall'Italia agli Stati Uniti, dai lavori più umili alle luci di Hollywood, fino alla consacrazione come amante latino e simbolo di un nuovo ideale maschile.

Rodolfo Guglielmi nacque a Castellaneta, in provincia di Taranto, il 6 maggio 1895. Dopo la morte prematura del padre, ex ufficiale di cavalleria e veterinario, studiò in collegio a Sant'Ilario Ligure, dove nel 1912 conseguì il diploma in agraria. Ma quella vita non gli bastava. Cercò fortuna prima in Francia e, nel dicembre 1913, emigrò negli Stati Uniti. A New York svolse diversi lavori prima di entrare nel mondo dello spettacolo. Fu giardiniere, poi taxi dancer, il ballerino che veniva pagato per accompagnare le clienti nei locali alla moda. Fu proprio la danza a offrirgli la prima occasione per farsi conoscere. Con il nome di Rodolpho di Valentina si esibì accanto a ballerine celebri come Bonnie Glass e Joan Sawyer. La sua permanenza a New York fu tutt'altro che tranquilla e alcuni problemi con la polizia lo spinsero infine a lasciare la città. La destinazione successiva fu Hollywood.La svolta