di Monia Caramma

Da qualche mese circola online, soprattutto su blog di benessere e nei consigli di alcuni professionisti della nutrizione, un suggerimento semplice e rassicurante: sostituire il cucchiaino di zucchero nel caffè, nella tisana o nello yogurt con uno di glicina. La promessa che lo accompagna è allettante: meno picchi glicemici, pelle più elastica grazie al collagene, sonno più profondo, fegato meno affaticato rispetto ai dolcificanti chimici.

Il ragionamento di fondo è sempre lo stesso: è un amminoacido non essenziale (il nostro corpo lo produce) quindi è naturale. Da qui, senza alcuna validazione, parte l’associazione naturale = sicuro che, nell’immaginario dei consumatori alla ricerca di ricette miracolose e di consigli facili, equivale a un via libera all’acquisto indiscriminato.

Il problema è che questa argomentazione si basa sul nulla e non regge al confronto con i parerei delle due autorità regolatorie di riferimento, Efsa e Fda. Preciso che sto parlando di glicina ad uso alimentare, non come integratore.

Efsa: non è nella categoria “dolcificanti”