HomePoliticaIl Papa manda in tilt i partiti. Sferzata su guerra e migranti. E ognuno fa la sua propagandaLa politica italiana risponde al monito smembrando il discorso per fini elettorali. Reazioni opposte a destra e sinistra sui confini. Il riarmo divide le opposizioni.Il discorso di Leone XIV è stato trasmesso in videoconferenza per i fedeli rimasti all’esterno dell’auditoriumRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciIl monito risuonato al Meeting è stato inequivocabile: è "l’ora della responsabilità". Papa Leone XIV ha chiesto a tutti, cittadini e istituzioni, di azzerare le bandiere, abbandonare il falso realismo e rimettere al centro la persona. Di fronte a un’esortazione così complessa, la politica italiana ha risposto con il più classico dei riflessi condizionati: smembrare il discorso, trattenendo i frammenti utili alla propria propaganda elettorale. Il primo e più evidente cortocircuito si consuma sull’immigrazione. Prevost calibra le parole, ma il richiamo al capitolo 25 del Vangelo di Matteo ("Ero straniero e mi avete accolto") lo porta a ribadire un principio non negoziabile per la Chiesa: "Le persone sono più importanti dei confini".

Per una maggioranza di governo che ha fatto della rigidità delle frontiere e della linea dura il proprio perno identitario, si tratta di un passaggio ostico. Ai tempi di Papa Francesco, l’esecutivo e la premier potevano contare su una consolidata sintonia personale che riusciva ad attutire i colpi e a creare una zona di compensazione anche nei momenti di palese dissenso. Con Leone XIV quell’intimità non c’è: l’approccio del nuovo Pontefice è meno ruvido ma decisamente più inafferrabile. La reazione del centrodestra si trasforma così in un esercizio di equilibrismo. Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, da Rimini, tenta un audace ribaltamento semantico per allineare il Papa all’agenda di governo: "I confini sono anche le identità, non credo a un magma informe, credo che vadano preservate le identità e gli uomini". Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati e padrone di casa al Meeting, preferisce celebrare "un fortissimo intervento" e "un riconoscimento alla forza prorompente della proposta cristiana"; ma messo di fronte alla distanza tra le parole del Papa e le politiche del suo esecutivo, liquida la questione con pragmatismo: "Ma un pontefice cosa deve dire, se non un giudizio così chiaro?". La senatrice meloniana Domenica Spinelli, dal canto suo, si aggrappa all’altra metà dell’intervento: loda l’esortazione papale alla misericordia e si sintonizza "sull’invito a smascherare i poteri ingiusti alla radice delle guerre e a liberare il lavoro dal profitto". Chiude il cerchio Matteo Salvini, che ignora Prevost e lancia una bordata di segno diametralmente opposto, dichiarando che "la Germania non ha diritto di mandarci indietro un solo immigrato irregolare fino a che ci sono delle navi di Ong tedesche in giro per il Mediterraneo a scaricare migliaia di clandestini in Italia e in Europa".