La determinazione contro la malattia nella tesina d’esame di terza media, da Bari al Regina Margherita di Torino tra cure e scuola a distanza con l'aiuto di Unione genitori, compagni e docenti: «La forza si genera attraverso il gruppo»
Che cos’è il coraggio quando a nove anni ti diagnosticano un tumore alle ossa? Brunella Milone, che oggi di anni ne ha 13 e ha appena finito la terza media, ha provato a mettere nero su bianco nella sua tesina d’esame quello che ha passato in questi quattro anni di battaglia. Ha parlato del suo coraggio, quello di una bambina che ha voglia di crescere ed essere come tutti gli altri. Coraggio è cercare «di non pensare a quello che mi stava accadendo, mi distraevo ma i miei capelli cadevano, giocavo ma il mio corpo dimagriva sempre di più, cucinavo ma il cibo non aveva più sapore». Coraggio è provare a non vergognarsi «di uscire di casa per paura dei giudizi altrui, perché io ero diversa e non mi piaceva apparire come quella malata del gruppo». È ricordarsi che «sì è vero che io ero diversa, non avevo capelli, muscolatura, però io avevo il coraggio» e invece gli altri «potevano avere tutto ma non è detto che avessero il mio stesso coraggio». È non perdere il sorriso in un anno e mezzo di cure, operazioni, chemio, riabilitazione, carrozzella, stampelle. È voltare pagina «perché la vita è una ed è importante viverla al meglio perché tutto passa e si risolve».Così Brunella conclude la sua tesina, dedicata a chi affronta momenti difficili e ai personaggi coraggiosi della storia, come lei, da Primo Levi a Nelson Mandela. Ma il suo non è soltanto un lavoro di fine scuola: è anche una lettera aperta a tutte le persone che ci sono state in questi anni di sofferenza e di ripresa, di pazienza e di speranza e tra le quali, oltre alla famiglia, ci sono le amiche di scuola, le insegnanti della sua classe a Bari e quelle dell’ospedale a Torino: nel dolore e nella fatica Brunella è cresciuta tutto il tempo insieme ai suoi compagni. È cominciato con un dolore al ginocchio dopo una caduta. Un dolore che non passava. Accertamenti, esami in Puglia, consulti, e via a Torino, all’Ospedale Regina Margherita specializzato in questo tipo di patologie dei bambini: la diagnosi è osteosarcoma. Va ridotto con la chemio e poi bisogna sostituire la tibia. Brunella con i genitori si trasferisce in Piemonte: sedici mesi in tutto, contando la fisioterapia e il tempo per imparare a camminare di nuovo. Fortunatamente ci sono le case dell’Ugi, l’Unione genitori italiani contro il tumore dei bambini, un’associazione di volontariato che opera a Torino dal 1980 e offre supporto logistico e psicologico alle famiglie dei piccoli malati.Per loro c’è un monolocale dove papà Fabrizio fa smartworking e Brunella torna quando non è costretta in ospedale con la mamma Valentina. Ma lei non è soltanto «quella malata del gruppo». Appena è possibile si attiva la scuola in ospedale, con l’ufficio scolastico di Torino e quello di Bari, si organizza la Dad: Brunella quando se la sente può anche collegarsi con i suoi compagni e l’insegnante e ascoltare, intervenire, lavorare come se fosse in classe. Fa persino la prova Invalsi dall’ospedale, che si rivela un esperimento per portare le prove anche in contesti complicati. Per l’ultimo giorno di scuola ha un permesso speciale: può tornare a casa qualche giorno a festeggiare con i suoi compagni, anche lei con il trucco che nasconde «i capelli che cadevano». A Torino arrivano i nonni – quanti pomeriggi passati con la nonna a cucinare biscotti e polpette per cercare di mettere un po’ di peso e non farsi travolgere dalle cure! – e per il compleanno anche due compagne di scuola le fanno una sorpresa. Poi ci sono il Natale e le feste da passare, trovando il coraggio di pensare che sia tutto normale. Ora al Regina Margherita Brunella ritorna soltanto per i controlli e per il prossimo anno è iscritta al liceo scientifico a Bari.«In questa tragedia immensa siamo stati seguiti da medici incredibili, che hanno fatto rete tra di loro in due regioni diverse; abbiamo avuto una casa; la scuola - ricorda papà Fabrizio Milone - si è mobilitata per nostra figlia. Mi sento di dire a tutti coloro che non vogliono pagare le tasse, di pensare anche per un solo istante che servono a finanziare questi servizi d’eccellenza».






