Che idea si è fatto di questa vicenda? «Questa vicenda è l’ennesimo tassello di una società malata che, inevitabilmente, ha ripercussioni anche nel nostro mondo, quello del calcio. Essere arrivati all’arresto è un fatto molto grave e ritengo che la giustizia sportiva prenderà tutti i provvedimenti del caso».

Il Comitato regionale Friuli Venezia Giulia della Figc-Lega Nazionale Dilettanti, che lei presiede, era già a conoscenza dell’indagine? «Le società ci avevano avvisati quando le autorità giudiziarie erano andate a effettuare i sopralluoghi e i controlli. Eravamo quindi al corrente, purtroppo, di questa vicenda che ha origine un paio d’anni fa». Come si possono prevenire episodi di questo tipo? «Nelle società esistono figure e strumenti chiamati a prevenire situazioni di rischio e a tutelare i più giovani. Purtroppo, però, queste cose possono succedere quando, per qualche motivo, viene meno la sorveglianza. Nel caso triestino dello scorso anno, per esempio, i fatti avvenivano quando la persona era sola con i bambini durante il tragitto per riportarli a casa. Una situazione che, evidentemente, sfugge al controllo diretto della società». Qual è il messaggio che sente di rivolgere alle società e alle famiglie? «Come uomo, e non solo come presidente, posso dire che la violenza sui minori, in qualsiasi forma si manifesti, è il reato peggiore che possa esistere. Questi fatti non dovrebbero mai accadere. L’indicazione che mi sento di ribadire è quella di non lasciare mai un dirigente o un allenatore da solo con i bambini, né nello spogliatoio né in altri luoghi. E aggiungo un’altra raccomandazione: i ragazzi non dovrebbero mai lasciare il proprio numero di telefono cellulare a un adulto. Tutte le comunicazioni necessarie per l’attività sportiva devono passare attraverso i genitori. Questi tipi di reato sono aberranti e dobbiamo fare tutto ciò che è possibile per prevenire situazioni di rischio e proteggere i nostri ragazzi».