Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa nuova serie sarà dedicata alla sentenza d’appello sulla “Trattativa”.

Si staglia invece, sullo sfondo di quasi tutte le vicende che più specificamente ricadono nell’oggetto dell’imputazione per cui qui si procede, il ruolo della politica, come era inevitabile che fosse per il tenore stesso con cui è stato confezionato il capo d’accusa.

E sotto accusa la politica lo è stata in questo processo esplicitamente, e in persona di due suoi autorevoli esponenti, attinti dall’imputazione di avere concorso al reato di minaccia a sorpo politico dello stato.

E precisamente, l’uno (Dell’Utri) come intermediario, che si sarebbe proposto inizialmente (in epoca successiva all’omicidio Lima) ed in luogo di quest’ultimo, come interlocutore dei vertici di Cosa Nostra per mediarne la pretesa di ottenere i benefici pretesi come condizione per la cessazione delle stragi: un’accusa che però è caduta già all’esito del giudizio di primo grado; e poi, rinnovando tale interlocuzione, dopo gli arresti di Vito Ciancimino e di Salvatore Riina, così agevolando il progredire della “trattativa” stato-mafia sopra menzionata, e quindi rafforzando i responsabili mafiosi della trattativa nel loro proposito criminoso di rinnovare la minaccia di prosecuzione della strategia stragista; e segnatamente, agevolando materialmente la ricezione ditale minaccia presso alcuni destinatari che la stessa ed in particolare, da ultimo, favorendone la ricezione da Berlusconi Silvio dopo il suo insediamento come Capo del Governo: accusa che, come si vedrà, sconta un’insuperabile carenza di prova dell’ultimo passaggio (una sorta di “ultimo miglio” del percorso probatorio d’accusa) della sequenza fattuale necessaria per poter validare l’ipotesi accusatoria secondo cui Dell'Utri, dopo avere intrattenuto reiterati contatti con l’emissario di Cosa Nostra, identificato nella persona di Mangano Vittorio, avrebbe veicolato la minaccia di cui questi era latore fino al Presidente del Consiglio e quindi al Governo in carica. Una carenza che non può essere compensata dal rifiuto opposto da Silvio Berlusconi - avvalendosi (su consiglio dei suoi legali) della facoltà di non rispondere che la legge gli riconosceva [...] di sottoporsi all’esame testimoniale che era stato disposto da questa Corte su specifica richiesta di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale (tale richiesta era stata avanzata dalla difesa dell’imputato Dell'Utri, rivendicando il proprio diritto a fare esaminare un teste a discarico la cui versione dei fatti, alla luce della pronuncia di condanna e del percorso logico probatorio su cui la Corte di primo grado aveva ritenuto di fondare quella pronuncia, aveva assunto una rilevanza potenzialmente decisiva dal punto di vista della difesa, per smentire la prospettazione accusatoria).