Che cosa significa parlare di «autentica libertà» al tempo dell'intelligenza artificiale, delle guerre diffuse e di un ordine internazionale sempre più indebolito? Leone XIV sceglie San Marino per mettere in fila le sue risposte. Non è una cornice casuale: la prima tappa del tour romagnolo che culminerà nel pomeriggio con l'inaugurazione del Meeting di Rimini e la grande messa sulla spiaggia romagnola, porta il Papa nella Repubblica che rivendica di essere la più antica del mondo, con una tradizione che risale all'inizio del IV secolo. E così il discorso geopolitico rivolto alle istituzioni del Titano finisce inevitabilmente per allargarsi alle grandi potenze che oggi determinano gli equilibri mondiali. Cina compresa. Un parlare a nuora perché suocera intenda.

Il primo punto riguarda il rapporto tra libertà delle istituzioni e libertà della persona. «Non c'è vera libertà civile senza libertà personale, cioè senza il rispetto e la promozione della dignità della persona umana, di cui la libertà è una componente essenziale», afferma Leone XIV. È un passaggio che si inserisce nel filone ormai riconoscibile della sua predicazione: la democrazia non si esaurisce nelle procedure, nelle elezioni o negli equilibri costituzionali, ma si misura sullo spazio concretamente riconosciuto alla coscienza individuale.Per il Papa quella libertà «è donata e garantita, in ultima analisi, da Dio, la cui voce risuona nella coscienza di ogni essere umano». Da qui una conseguenza politica precisa: «Promuovere la libertà comporta difendere gli spazi della coscienza». Leone richiama quindi «i tanti uomini e donne che, in ogni epoca e in ogni luogo, sono martiri della libertà» proprio perché hanno testimoniato il primato della coscienza.Come spesso accade nei suoi interventi internazionali, il Pontefice evita di compilare la lista dei Paesi nei quali i diritti fondamentali, a cominciare dalla libertà religiosa, vengono sistematicamente compressi. E il destinatario del messaggio è evidentemente molto più ampio della piccola Repubblica che lo ospita, e arriva anche alle grandi potenze con le quali la Santa Sede mantiene rapporti complessi. Cina compresa, dove proprio a San Marino, grazie ad un accordo di ferro non è necessario il visto (per soggiorni fino a 90 giorni) per via dell'abolizione reciproca dei visti d'ingresso.Il principio enunciato sulla "autentica libertà" non ammette molte deroghe: «Nella visione cristiana, libertà e comunione stanno o cadono insieme». Una libertà individuale senza responsabilità verso gli altri rischia di trasformarsi in arbitrio; una comunità costruita sacrificando la coscienza della persona diventa invece oppressione.Il secondo pilastro del discorso riguarda diplomazia e multilateralismo, due strumenti che Leone XIV continua a difendere proprio mentre appaiono più fragili. Il Papa li indica come «vie privilegiate per coltivare le relazioni internazionali e promuovere l'intesa tra le Nazioni», contrapponendoli apertamente alle «comunicazioni impulsive», alle «retoriche aggressive» e alle «logiche di potenza» che segnano l'attuale scenario geopolitico.È forse il passaggio politicamente più netto dell'intervento. In una fase nella quale la forza militare e quella economica sono tornate a imporsi come strumenti ordinari delle relazioni internazionali, Leone rivendica una concezione quasi ostinatamente paziente della diplomazia. La sua vocazione, afferma, consiste nel «favorire il dialogo con tutti», persino con gli interlocutori «considerati più scomodi» o che non si riterrebbero legittimati a negoziare, utilizzando «fino allo stremo l'umiltà e la pazienza» per raccogliere anche i più deboli segnali di buona volontà e trasformarli nell'inizio di una pacificazione.Non significa mettere sullo stesso piano aggressori e aggrediti, quanto riaffermare un principio che la Santa Sede considera essenziale: anche quando le armi hanno già preso il sopravvento, il negoziato non può essere dichiarato inutile. È su questo terreno che il Papa innesta alcuni richiami alla sua enciclica Magnifica Humanitas, dedicata all'intelligenza artificiale ma, più ampiamente, alle conseguenze delle trasformazioni tecnologiche sulla persona e sulla Dottrina sociale della Chiesa.C'è infine un terzo asse: la «cura dell'altro». Un'espressione che Leone traduce anzitutto nella capacità di accogliere chi attraversa una condizione di vulnerabilità. Anche qui San Marino diventa un caso concreto. Il Pontefice ricorda la tradizione di ospitalità della Repubblica, «che non è mai venuta meno lungo i secoli nei confronti di chi soffre ed è nella prova», e cita il sostegno offerto agli ucraini, soprattutto nella prima fase della guerra. Ma il riferimento si allarga immediatamente al diritto internazionale umanitario, che nell'attuale stagione di conflitti appare «quotidianamente disatteso se non addirittura calpestato».Libertà della coscienza, multilateralismo e cura dell'altro diventano così tre facce dello stesso ragionamento. Leone XIV sembra suggerire che la crisi contemporanea delle democrazie non derivi soltanto dalla pressione delle autocrazie o dalle trasformazioni tecnologiche, ma anche dalla progressiva erosione di quei limiti che impediscono alla forza di trasformarsi in diritto. Senza la dignità della persona, la libertà diventa una parola vuota; senza istituzioni multilaterali, prevalgono i rapporti di forza; senza la cura di chi è più debole, anche le democrazie rischiano di perdere la propria sostanza.Il Papa è arrivato sul Titano in elicottero nell'anno in cui ricorre il centenario delle relazioni diplomatiche tra San Marino e la Santa Sede. Come avviene in occasione dei viaggi pontifici all'estero, Sergio Mattarella gli ha fatto pervenire un messaggio nel quale sottolinea la «solidità di un legame fondato su valori condivisi e su un costante dialogo al servizio della pace, della dignità della persona e del bene comune».Ma è soprattutto la conclusione del presidente della Repubblica a incrociare quasi perfettamente il ragionamento sviluppato da Leone XIV. Mattarella fotografa un ordine internazionale «sempre più esposto a pericolose pulsioni verso la legge del più forte». È, in fondo, lo stesso rischio indicato dal Papa da un'altra prospettiva. Ed è significativo che il monito arrivi proprio da San Marino: uno degli Stati più piccoli d'Europa diventa per qualche ora la tribuna dalla quale ricordare alle grandi potenze che, quando il diritto cede definitivamente alla forza, sono innanzitutto i piccoli a non avere più difese.