FONZASO (BELLUNO) - Una lettera aperta, una vicenda che parte dalla cura di un luogo caro alla comunità e arriva a mettere sul tavolo una questione più ampia: chi può accedere all'Eremo di San Michele? Quali sono oggi le condizioni di sicurezza del sito? A scrivere è Diana De Paoli, che racconta di occuparsi da circa 15 anni, in piena autonomia, dell'Eremo.
Il legame Una presenza nata, spiega, da un legame personale con il luogo e dalla volontà di restituirgli decoro: «La prima volta che ci sono stata, me ne sono profondamente innamorata» racconta. Originaria di Busto Arsizio, oggi residente a Feltre, De Paoli spiega di aver ricevuto all'epoca le chiavi dall'allora parroco don Alberto e di aver iniziato spontaneamente a occuparsi della chiesetta e degli spazi circostanti. Quest'estate, però, la siccità ha complicato l'approvvigionamento dell'acqua. «Da tre settimane porto su 25 litri d'acqua una volta a settimana -racconta- e ho chiesto al Comune un aiuto». Secondo De Paoli, dal sindaco sarebbe arrivato invece l'invito a non raggiungere più l'Eremo. «Una decisione che è come una pugnalata, anche perché -sostiene- il luogo continua a essere frequentato da escursionisti e gruppi di scalatori».La situazione Il sindaco Christian Pasa conferma di averle chiesto di non recarsi più sul posto, ma chiarisce che il tema è prima di qualsiasi cosa quello della sicurezza e dell'autorizzazione all'accesso. «Non posso vietare a nessuno di andare da nessuna parte, ma negare l'autorizzazione a certe iniziative sì» spiega. L'area presenta criticità legate alla caduta massi e non può essere promossa o indicata ufficialmente finché non sarà messa in sicurezza. «So che è un luogo caro a tutti, bello, identitario e ricercato. Non ce ne siamo dimenticati e anzi, stiamo lavorando per trovare fondi per valorizzarlo, ma la priorità va alla sicurezza». E poi, apre anche il capitolo delle chiavi: don Alberto, oggi ospite di una casa di riposo e ultranovantenne, non sarebbe più titolato a gestire quei beni. Secondo il sindaco, anche la chiesetta sarebbe di proprietà comunale. Per questo De Paoli è stata invitata a riconsegnare le chiavi del luogo. La donna ha subito risposto: «Io tengo a quell'Eremo, perché dovrei restituirle? Sono desolata e questa richiesta, dopo tanti anni di servizio disinteressato, la trovo assurda». Una vicenda che mette così a confronto due esigenze: da una parte la volontà di una cittadina di voler continuare a prendersi cura di un luogo al quale è profondamente legata, dall'altra le responsabilità del Comune sulla sicurezza e sulla gestione del bene. De Paoli ribadisce: «Se non ci tengono gli abitanti, lascerò perdere, ma vorrei che ci fosse un divieto per tutti a salire, sarebbe la cosa più coerente».






