La protesta. 23 giugno 2026 alle 00:21Degrado e abbandono davanti al cimitero: «Nessuno ci ascolta»

Ogni giorno la solita storia: al loro arrivo in piazza dei Castellani, i fiorai del cimitero di San Michele sono costretti ad improvvisarsi netturbini. «Di notte il piazzale è terra di nessuno», denunciano, «con il risultato che all’alba l’area è disseminata di rifiuti». Non solo bottiglie, lattine, cartoni di pizza e scarti di fast food: «Troviamo anche preservativi, siringhe ed escrementi umani. Uno schifo». Non è tutto. «C’è anche un enorme problema di viabilità, costantemente nel caos. La sosta selvaggia è ormai la prassi, al punto che ci capita di non poter iniziare a lavorare perché troviamo i nostri spazi occupati da macchine parcheggiate in divieto di sosta. Nessuno fa rispettare le regole. Anarchia totale».

L’esasperazione

«Ci sentiamo abbandonati», si sfogano i fiorai Matteo Vacca e Luana Cinus, 36 e 31 anni. «Si ricordano che esistiamo solo a novembre, in occasione delle giornate dei defunti. Nel resto dell’anno il decoro qui non esiste: ci sono topi, blatte, zanzare e rifiuti. Ci tocca fare anche i vigili per evitare che la gente parcheggi dappertutto». Le discussioni tra automobilisti indisciplinati e fiorai sono una triste costante. «Questo perché non si vede un vigile, non ci sono telecamere, tutti fanno ciò che vogliono. Paghiamo il suolo pubblico, eppure non ci danno un pass per parcheggiare, non abbiamo cassonetti comuni e neanche bagni: dobbiamo usare quelli del cimitero, che spesso non funzionano, lasciando nel frattempo incustoditi gli stand». Amareggiato anche Andrea Fenu, 53 anni, fioraio storico. «Lavoro qui da 35 anni, ma non è cambiato niente», si rammarica, «siamo ancora costretti a stare sotto gli ombrelloni, pericolosissimi quando c’è il maestrale. Dobbiamo smontare a fine giornata e rimontare all’indomani». Condizioni di lavoro “da terzo mondo” rispetto ad altri cimiteri sardi e nazionali. «Abbiamo chiesto già da anni strutture fisse per un maggior decoro e poterci riparare dalle intemperie. Ma niente, non ci ascoltano».