Era il 9 luglio del 2024 quando furono ritrovati due proiettili interi fuori l’abitazione di Sigfrido Ranucci a Campo Ascolano. C’è un elemento che insospettisce, alla luce degli sviluppi investigativi derivanti dal filone sulla bomba scoppiata sotto casa del conduttore il 16 ottobre dello scorso anno e il cui mandante è il faccendiere e amico fraterno di Sigfrido, Valter Lavitola: chi li ha messi? Da allora, oltre due anni dopo, nonostante il fascicolo sia stato visionato anche da un pubblico ministero della DDA di Roma, Francesco Cascini, che si occupa di casi ben più complessi, il mandante non è stato mai trovato, così come nemmeno la persona che li ha posizionati. Ma ciò che stupisce maggiormente è la posizione dei proiettili, in un luogo in cui certamente non vengono posizionati se si decide di compiere una vera e propria minaccia, appendendoli sulla porta dell’abitazione, davanti, in una busta, non certo in un posto lontano. Ma in questo caso si tratta di proiettili ben occultati, quindi non visibili a occhio nudo, come conferma il 22 ottobre 2025 il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in Senato: «Il 9 luglio 2024 il personale addetto alla scorta ha rinvenuto due proiettili inesplosi all’interno di una siepe nei pressi del muro di cinta della sua abitazione».E qui entrano in gioco le diverse versioni fornite da Ranucci, che a tratti lasciano intendere come, invece, si trattasse di un messaggio potenzialmente molto pericoloso. Nell’audizione Antimafia del 4 novembre 2025 Ranucci dice: «Li trova il responsabile della mia scorta davanti casa, dietro un cespuglio». Subito dopo aggiunge che vengono trovati «dietro un cespuglio, sul giardino» e parla del giardino «su cui viene fatta costantemente manutenzione». Quale giardino? Il suo? Il conduttore utilizza il concetto di «giardino» e di manutenzione di esso, ma la ricostruzione investigativa colloca le munizioni nella siepe davanti alla proprietà, a diversi metri dal muro di cinta.Perché chi vuole mandare un messaggio minaccioso dovrebbe collocare due proiettili così lontano e in una posizione inusuale e nascosta, per chi vuole far giungere un serio avvertimento? Ranucci dirà di aver ricevuto una mail da un indirizzo ProtonMail un mese prima del ritrovamento dei proiettili con la minaccia: «Se dai altre informazioni sul caso Moro ti ammazziamo». Sulla storia dei proiettili fuori casa di Ranucci piomba un altro giallo.La versione di Mr Report non coincide con quella fornita dalla redazione nella denuncia presentata agli inquirenti dopo l’attentato. È l’11 novembre 2025, sono trascorsi 20 giorni dall’attentato contro Ranucci. I giornalisti della redazione di Report consegnano al capo della Procura di Roma Francesco Lo Voi una denuncia. I giornalisti di Report mettono nero su bianco che il ritrovamento nel giugno del 2024 fuori l’abitazione di Ranucci a Campo Ascolano riguarda bossoli (specificano anche di una P38, ma non è automatico che se si tratti di un calibro 9 sia appartenente a una P38). Due versioni sullo stesso episodio. Un indizio che potrebbe aprire scenari nuovi. Ma soprattutto quella dei giornalisti è molto precisa: attribuendo ai bossoli la provenienza da una pistola P38. Mentre Ranucci sullo stesso episodio parla di proiettili interi, incalzato in Antimafia dalla presidente Chiara Colosimo che chiede lumi proprio sulla natura dei proiettili.E, stranamente, quattro giorni dopo, il 13 luglio, il telefono di Lavitola aggancerà la cella compatibile con l’area di casa Ranucci. Perché gli inquirenti potrebbero rileggere quell’episodio, derubricato a semplice minaccia, alla luce degli sviluppi sull’attentato del 16 ottobre 2025?Nel 2024 l’idea di lanciare il conduttore in politica è, seppur in una fase embrionale, già matura. L’amicizia tra Ranucci e Lavitola è ben salda. Gli investigatori proveranno a capire se quell’episodio sia già un tassello del piano (ipotizzato da Lavitola) di accrescere la popolarità di Ranucci, sdoganandolo per la candidatura alle politiche nel 2027 come leader del campo largo? O c’era qualcun altro che poteva avere tutto l’interesse affinché si accendesse la preoccupazione attorno alla sicurezza del conduttore senza però dover ricorrere a un episodio eclatante come quello dell’attentato?Gli interrogativi crescono e ieri il caso sollevato da Il Giornale approda in Parlamento, con un’interrogazione firmata dai tre deputati di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, Francesco Filini e Federico Mollicone, che chiedono di fare chiarezza sulle frasi pronunciate da Ranucci a Lavitola sulle «due auto davanti la villetta».
L’ombra di Valter dietro i proiettili. Faro sulle minacce ricevute nel 2024
Dopo la confessione di Lavitola si rilegge il caso delle pallottole in giardino. Il suo cellulare “agganciato” in zona








