Anche l’Irlanda si è unita alla schiera di Paesi che hanno annunciato (su richiesta delle agenzie di stampa italiane, come nella maggior parte degli altri casi) la volontà di rimandare in Italia i dublinanti. Gli altri sono Germania, Svizzera, Austria, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, mentre Francia e Paesi Bassi si sono rifiutati di fare dichiarazioni in tal senso. Una pratica che, come dimostrano i dati, in realtà non si è mai interrotta, visto che sono arrivate 80.000 richieste dal 2023 al 2026 dai Paesi Ue all’Italia per far rientrare i migranti nel loro Paese di primo ingresso, che l’Italia ha sempre declinato. E quindi in tal senso non è cambiato molto. Ora il governo si appella al nuovo patto per le migrazioni dell’Ue e sostiene il principio che a rientrare in nei Paesi di primo ingresso debbano essere solo quelli che si sono spostati dopo il 12 giugno 2026, giorno di entrata in vigore della nuova normativa, che sostituisce la precedente annullando le precedenti pendenze. Ma la campagna elettorale è iniziata e la sinistra sta usando, strumentalizzando, il Patto per le migrazioni dell’Ue come una clava contro il governo, sostenendo che gli annunci siano una ritorsione per la chiusura di Schengen con la Spagna.“Qualcuno ha fatto volutamente confusione o non conosce ciò di cui parla. Il nuovo Patto Asilo e Migrazione mantiene il meccanismo dei ‘dublinanti’ - in vigore da decenni - ma introduce rilevanti e positive novità sul fronte del contrasto all’immigrazione irregolare. Da molti punti di vista cambiano le regole del gioco e il modo in cui la Ue affronta un fenomeno epocale come quello delle migrazioni. Dovranno essere finalmente tutti gli Stati membri a farsi carico del peso della pressione migratoria, che non viene più scaricata solo sui Paesi di primo ingresso, come avveniva nel passato, anche con la sudditanza complice di alcuni di coloro che oggi ci criticano”, ha spiegato il ministro Matteo Piantedosi in un’intervista all’Ansa. “Il merito di questo importante cambio di passo va soprattutto al nostro Governo che, fin dall’inizio, ha lavorato per riportare il tema al centro dell’agenda europea. Noi avremmo voluto anche di più ma è chiaro che le nuove regole sono il frutto di negoziati e mediazioni tra 27 Paesi, molti dei quali con posizioni diverse dalle nostre. L’applicazione di queste nuove regole nel tempo dirà se concretamente si è intrapresa la strada giusta o se qualcosa dovrà essere ulteriormente integrato”, ha spiegato ancora il titolare del Viminale.Piantedosi fa anche una riflessione, sottolineando che che sembra “che il susseguirsi di dichiarazioni su questa materia sia stato in molti casi ispirato alla volontà di parlare all’opinione pubblica dei vari Paesi interessati, anche nella prospettiva dei prossimi impegni elettorali” ma, ha proseguito, “più concretamente la ripresa delle richieste di trasferimento - e non dei trasferimenti in quanto tali - è probabilmente l’effetto del convincimento che le nuove regole del Patto europeo abbiano in qualche modo cambiato profondamente i meccanismi precedentemente stabiliti con i regolamenti ‘Dublino’”, in quanto “alcuni ritengono che le nuove regole abbiano reso automatico ciò che prima era frutto di confronto e di negoziati tra i Paesi”.Ma per l’Italia non è così, perché “saremo sempre noi a dover concordare il rientro. La mia circolare era fondata sulla constatazione di una fase delicata per il sistema di accoglienza dell’Italia, che viveva una crisi oggettiva. Oggi, grazie a quello che abbiamo fatto, non è più così ma l’Italia può sempre far valere la propria condizione di Paese potenzialmente esposto a flussi migratori critici”. E facendo un po’ di conti con i numeri, il ministro sorride del fatto “che molti scoprano solo oggi l’esistenza dei ‘dublinanti’, dopo anni in cui questo fenomeno ha visto il nostro Paese in una posizione di completa soggezione rispetto agli altri Stati membri e alla stessa UE. Ne sono la prova le diverse decine di migliaia di immigrati che sono stati ripresi, dai Governi precedenti al nostro, senza eccessive obiezioni”. E, concretamente, “per le richieste di prendere in carico i ‘dublinanti’ per casi successivi al 12 giugno, si parla di numeri molto bassi, in prospettiva molto contenuti proprio grazie a quello che stiamo facendo per ridurre gli ingressi irregolari e che ha permesso di realizzare un crollo degli sbarchi, con percentuali di diminuzione che sono sotto gli occhi di tutti. Alcuni esponenti della nostra opposizione, pur di immaginare qualcosa che vada contro le nostre politiche, hanno esultato per l’ipotetica prospettiva che l’Italia sia in futuro sommersa” dall’invio di molti “dublinanti”. Ma la realtà è molto diversa: “Su circa 50 richieste che finora ci sono pervenute, solo 3 persone risultano essersi effettivamente presentate in Italia. Tre persone in due mesi: vale a dire, se continua così, una media di venti persone all’anno. E bastano questi numeri per far esultare la nostra opposizione. In realtà l’Italia affronterà la questione con spirito costruttivo, ma valutando le singole richieste. In buona sostanza siamo stati noi in passato, e lo saremo in futuro, a decidere quali richieste accettare e chi avrà titolo a ritornare sul nostro territorio”.
Dublinanti, Europa spaccata. Anche Irlanda e Olanda minacciano l’Italia, ma Piantedosi spegne le polemiche: solo 3 migranti rientrati
Il ministro dell’Interno ha ribadito la posizione italiana, che considera abili al rientro nel Paese di primo ingresso solo i migranti che si sono spostati dopo il 12 giugno: “Quindi numeri molto bassi”











