di
Emanuele Orsini
Il risiko bancario entra in una fase decisiva: le mosse difensive attorno a Mps rendono il quadro più complesso e riaprono il dibattito su controllo del risparmio, ruolo degli investitori esteri e tutela degli asset strategici italiani
Prima ancora di entrare nel merito del risiko bancario, credo sia necessario partire da un dato: la scelta difensiva messa in campo da Monte dei Paschi ha portato verso un’operazione molto più complessa da costruire e da realizzare rispetto ad altre soluzioni che possono garantire maggiore linearità e semplicità di esecuzione. Ed è proprio questa complessità che deve farci riflettere. Perché quando per difendere un determinato equilibrio si costruiscono operazioni che intrecciano banche, assicurazioni, partecipazioni e centinaia di miliardi di risparmio gestito e affidamenti agli investimenti, non possiamo limitarci a valutare soltanto chi vincerà la partita finanziaria di oggi.
Quale assettoDobbiamo chiederci quale assetto stiamo costruendo per il sistema finanziario italiano di domani e per i finanziamenti agli investimenti dell’imprese, tenendo conto delle sovrapposizioni territoriali del credito da erogare. Il risiko bancario italiano ha raggiunto un punto nel quale non possiamo più limitarci a osservare chi compra chi, quale sarà il concambio migliore o quale operazione garantirà qualche miliardo di sinergie in più. La domanda, ormai, è un’altra: chi controllerà domani il risparmio degli italiani? Le operazioni che stanno ridisegnando gli equilibri intorno a Monte dei Paschi, Banco Bpm, Banca Generali e Generali hanno una portata che va ben oltre una normale aggregazione bancaria. Stiamo parlando di banche, reti distributive, patrimoni gestiti e partecipazioni che rappresentano una parte fondamentale dell’infrastruttura finanziaria del nostro Paese. Ed è proprio per questo che credo sia arrivato il momento di parlare con chiarezza.








