La ricostruzione del passato del conduttore di Report e i suoi primi passi nel mondo dell'imprenditoria con la moglie e il fratelloCommercio del pesce, uomini di fiducia africani per chiudere le società, impegno nelle energie rinnovabili: sembrano due vite parallele, quelle di Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, almeno stando alla ricostruzione di Open che sottolinea come i due amici abbiano mosso gli stessi passi anche se in momenti e con persone differenti.

Correva l'anno 2004 quando Sigfrido Ranucci, all'epoca non ancora conduttore di Report, fondava la società Delimed srl, con una quota del 30% e la carica di presidente. Partecipavano la moglie Marina Maggiorelli con il 10%, il fratello minore del giornalista Massimiliano Ranucci (30%) e un collega Rai, Arcangelo Ferri, anche lui con il 30%. L’attività principale della società era quella di import ed export per commercializzare «prodotti ittici sia freschi che congelati o surgelati», e altri prodotti alimentari e bevande: quindi il pesce, campo dell'attività di ristorazione di Lavitola. La società non decollerà mai: nel gennaio 2013 viene messa in liquidazione volontaria, per essere poi definitivamente chiusa nel 2017, anno in cui Ranucci inizia la conduzione di Report. Il liquidatore è un cittadino di origine africana, Amyas Fedor Robert Mawubedjro Creppy, nato a Lome Golfe in Togo il 23 luglio 1965, domiciliato sia a Treviso che a Breda di Piave, che non risulta iscritto all’albo dei commercialisti della provincia veneta. E questo ricorda l'uomo di fiducia di Lavitola, Clesio Gomes Tavares, oggi latitante in Camerun dove era andato proprio per affari sulle rinnovabili. In Italia Creppy ha fatto il liquidatore solo altre due volte, chiudendo la FPecoenergy srl e la FPquadro srl, altre due società in cui compare il nome del fratello di Sigfrido insieme a due altri soci: Fabrizio Puddu e Fausto Piranomonte. Nella FPquadro, che si occupa di software, Massimiliano Ranucci ha solo una quota di minoranza (10%). Nella FPecoenergy, che si occupa di energie alternative e prodotti fotovoltaici, è invece azionista di maggioranza con il 56,66%: la società è stata chiusa nel 2017.