Avete mai pensato che, in campo professionale, potreste imparare qualcosa non solo da un nipote, ma perfino da un bisnipote? Forse no, eppure è proprio la sfida delle generazioni che le aziende del XXI secolo stanno affrontando. Da una parte, nella nostra società, l’aspettativa di vita si allunga – oggi è di 81,4 anni per gli uomini, 85,2 per le donne (dati Istat); dall’altra, l’età della pensione si sposta sempre un pochettino più in là, fino a farci temere un fine lavoro mai,o quasi.
Così, mentre fino a qualche decennio fa gli over 50 cominciavano a farsi fare i conteggi Inps e a organizzare battute di pesca, oggi hanno ancora davanti a sé tanti, ma proprio tanti, anni in ufficio. I Boomers (nati tra 1946 e 1964) si trovano accanto ragazzi della Gen Z (nati tra 1997 e 2010, ma vedremo anche gli Alpha, nati dopo il 2010) che parlano un linguaggio sconosciuto. Devono interagire, e non sanno come.
Generazioni in azienda, valorizzare i talenti
«Nel 2030,un lavoratore su tre in Italia avrà più di 55 anni,e non potrà più considerarsi in uscita» dice Odile Robotti, amministratrice unica di Learning Edge, società che si occupa di formazione manageriale e di sviluppo del capitale umano. «Un’azienda oggi non solo dev’essere inclusiva per tutte le età ma anche saperle valorizzare, in modo che possano dare il meglio e che non si sprechino i talenti». Learning Edge è la referente italiana dell’Age Friendly Institute, un ente americano che dal 2019 rilascia la CAFE (Certificazione Age-Friendly Employer) alle migliori imprese nel mondo che non solo non discriminano ma anzi favoriscono i trasferimenti di competenze tra generazioni.






