Le aziende sono diventate luoghi in cui convivono almeno quattro generazioni differenti. Persone cresciute con idee del lavoro spesso distanti: chi ha costruito la propria carriera dentro strutture verticali e chi cerca autonomia, flessibilità e un equilibrio più netto tra vita privata e professionale. Una distanza che negli ultimi anni è stata raccontata quasi sempre come uno scontro, alimentando stereotipi reciproci. Da una parte i giovani descritti come instabili e poco fedeli all’azienda, dall’altra i senior percepiti come rigidi e poco aperti al cambiamento.
È dentro questa frattura che si inserisce GenConnect, il progetto promosso dall’ERG Young del Gruppo Barilla insieme all’Università di Parma, concluso nei giorni scorsi nella sede dell’azienda emiliana. Un percorso nato quasi come esperimento interno e diventato progressivamente un laboratorio più ampio sul tema dell’intergenerazionalità nel lavoro.
Il progetto ha coinvolto quaranta persone, metà dipendenti Barilla e metà studenti universitari, in un ciclo di incontri iniziato a gennaio. Non un percorso di recruiting e nemmeno un classico mentoring aziendale. L’idea è stata piuttosto quella di costruire coppie generazionali chiamate a confrontarsi in modo informale, senza gerarchie dichiarate, attorno a temi che oggi attraversano qualsiasi organizzazione: intelligenza artificiale, equilibrio tra lavoro e vita privata, ricerca di senso nel proprio mestiere.













