«A 18 o 19 anni capitava che mi riconoscessero per strada perché ero nella serie I liceali. Oggi non succede quasi più, forse perché ho ruoli e look sempre diversi. Meglio così, la fama per me è solo una distrazione». A 36 anni Lorenzo Richelmy, figlio di attori teatrali e per questo in scena già da bambino, ha girato oltre 40 titoli italiani e internazionali tra cui Marco Polo, serie di cui è stato protagonista nel 2015-2016 su Netflix.
Nato a La Spezia e cresciuto a Roma, ha appena presentato due film al 79esimo Festival di Locarno: Il cileno di Sergio Castro-San Martín e Alberi erranti di Salvatore Mereu. La prossima stagione lo vedremo in prima serata su Raiuno nella serie Una piccola formalità, accanto a Pilar Fogliati. E ancora, nel 2027 sarà il Re Davide nell’atteso seguito di La passione di Cristo di Mel Gibson, intitolato Resurrezione. Se dopo tutto questo riuscirà ancora a mimetizzarsi nella folla sarà per il suo essere camaleontico e perché, come dice lui, «sono più un viaggiatore che un attore: da ragazzo ho girato molti Paesi del mondo con lo zaino in spalla e ora, con lo stesso spirito, mi calo in epoche e mondi lontani».
Lorenzo Richelmy dalla tv, al cinema a Il cileno








