VICENZA - Il 31 agosto 1986, esattamente quarant'anni anni fa, moriva nell'ospedale di Treviso uno dei più fecondi e innovativi scrittori italiani: Goffredo Parise. Nato a Vicenza nel 1929, staffetta partigiana, si trasferisce ventenne a Venezia, dove avviene l'incontro con l'editore vicentino pure lui Neri Pozza che determina la sua «nascita culturale». Pluripremiato (Viareggio, Strega, Comisso, selezione Campiello), dopo il trasferimento a Milano lavora alla Garzanti e poi al "Corriere della Sera" dove diventa uno degli inviati di punta: copre la guerra del Vietnam e il golpe in Cile (1973). Gravemente malato, costretto a sottoporsi a dialisi, muore prematuro a 56 anni. Nonostante la sua vita a Milano e in giro per il mondo, Parise rimane sempre profondamente legato al Veneto, dove si trasferirà anche la sua compagna, la pittrice romana Giosetta Fioroni, oggi ultranovantenne.
Nel 1970 acquista una casetta nella golena del Piave, a Salgareda, e racconta di aver comprato una sorta di casa delle fate. L'edificio, una semplice e piccola abitazione contadina su due piani, gli ispira i "Sillabari" (oggi editi da Adelphi), tra le sue opere più note. Ci torna quando può e finché può: la vende a fine 1981 per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute e la necessità di stare vicino a un ospedale per via della dialisi. Così compra un'altra casa a Ponte di Piave, dove Fioroni allestisce il suo atelier; oggi questa seconda è la Casa Museo Goffredo Parise, dove lo scrittore ha chiesto di essere seppellito. Dal 2006 altro anniversario tondo il proprietario della "Casa sul Piave di Goffredo Parise" (questa l'attuale denominazione ufficiale) di Salgareda è Moreno Vidotto. L'aveva comprata assieme all'amico Enzo Lorenzon, che è mancato sei anni fa e Vidotto ne ha rilevato le quote. Da allora, in un continuo crescendo, la casetta è diventata un luogo di celebrazione non soltanto di Parise, ma della letteratura in genere. «Avevo sempre letto libri - spiega Vidotto - di Parise conoscevo i "Sillabari" e "Il prete bello", quando ci hanno proposto l'acquisto, siamo andati a vederla, a Enzo è piaciuta subito, io invece ero perplesso perché il Piave è vicinissimo. Mi sono convinto quando ho visitato l'interno che era come Parise l'aveva lasciato, con i suoi mobili rustici i suoi arredi. Ho partecipato pensando: "Speriamo che il Piave non ci faccia problemi"».







