Dje, come le è sembrata la situazione borseggiatori a Venezia? «I borseggiatori di Venezia sono i più pericolosi che io abbia mai incontrato: la città è di gran lunga in una situazione peggiore rispetto sia a Roma che a tutte le altre città europee, anche Londra». Cosa li rende "i più pericolosi"? «A Venezia i borseggiatori sono estremamente violenti. Il video che ho pubblicato lo dimostra: solitamente quando i borseggiatori si accorgono di essere filmati vogliono semplicemente scappare, nascondersi. Qui invece si voltano indietro, iniziano a lanciare massi e a spruzzare in viso spray al peperoncino».

Qual è il motivo per cui li riprende? «Io credo che rendere virali i video in cui compaiono i loro volti sia una sorta di "punizione": è questo il motivo per cui lo facciamo. L'unica cosa di cui i borseggiatori hanno davvero paura è la telecamera; sono i social. Conosciamo il loro punto debole e lo usiamo a loro sfavore. La visibilità è l'esatto contrario di ciò che un borseggiatore vuole: è nei suoi interessi mimetizzarsi, essere insospettabile. Per questo, che il loro volto diventi virale è ciò che più temono, perché sanno che a quel punto tutti gli abitanti del posto e non solo li riconosceranno e non potranno più farla franca facilmente. Come reagiscono i borseggiatori quando vedono i suoi video? «Abbiamo notato che quando un nostro video diventa virale, i criminali ripresi in quella clip cambiano città, se ne vanno. E se questo non succede, comunque si alza un polverone tale per cui le autorità si sentono più pressate a intervenire. In poche parole i nostri video costringono gli occhi a guardare una questione, come questa, molto più facile per loro da ignorare». Non lo fate anche per fama? «No, non lo facciamo per fama. I borseggiatori devono sapere che, anche se la polizia non riesce a fermarli, noi metteremo i loro volti su internet e li renderemo noti. Faremo in modo che tutti li riconoscano». Crede che le forze dell'ordine italiane facciano abbastanza? «La polizia fa un ottimo lavoro. Chiamati ad intervenire, sono arrivati subito. Ho visto moltissimi agenti e militari in giro, a presidiare la città. Non si può dare alcuna colpa a loro e anzi, penso che se la legge fosse meno morbida sarebbero ancor più invogliati ad agire, perché saprebbero che il loro lavoro non è vano». Cosa, dunque, non funziona? «Il problema è la legge, che lega le mani a chi ha il compito di rendere sicura la città. I criminali sanno di essere impuniti, di poter fare ciò che vogliono senza correre rischi, e questo è il motivo per cui continuano a fare ciò che fanno. Per questo tipo di reati la legge deve diventare più severa: e questo concetto vale tanto per la giustizia italiana quanto per quella inglese, che sotto questo aspetto sono esattamente identiche. Se la legge non cambia, i criminali continueranno a non avere paura nemmeno della polizia, perché sono consapevoli che se anche dovessero essere arrestati sarebbero comunque liberi di tornare a rubare il giorno dopo». Crede che altri dovrebbero prendere esempio da lei? «No, è troppo pericoloso. Le persone hanno solo bisogno di essere informate appena varcano il confine, devono sapere da chi stare attenti e i soliti altri suggerimenti. I borseggiatori qui sono troppo violenti, si voltano indietro, usano i loro figli come armi. La loro violenza, forse, potrebbe essere anche un vantaggio: è l'unica maniera di arrestarli».