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Tra i tre Grandi Giri del ciclismo maschile – le uniche tre corse a tappe lunghe tre settimane – la Vuelta di Spagna è la più strana. Arriva a fine stagione (la prima tappa si corre oggi, sabato 22 agosto, nel Principato di Monaco) e negli ultimi anni è spesso stata una sorta di ultima occasione per chi era andato peggio al Giro d’Italia e al Tour de France.
Quest’anno invece ha scelto di correrla lo sloveno Tadej Pogačar, che il Giro lo vinse nel 2024, alla sua unica partecipazione, e che il Tour (il più importante dei tre) lo ha vinto cinque volte tra il 2020 e il 2026. La Vuelta – che Pogačar corse nel 2019 nel suo primo anno da professionista, arrivando sorprendentemente terzo – è una delle due grandi corse che ancora non ha vinto. L’altra è la Parigi-Roubaix, dove è arrivato due volte secondo.
Per Pogačar vincere la Parigi-Roubaix, una corsa assurda e piena di imprevisti, in teoria non adatta a un corridore come lui, sarebbe un’impresa storica. Vincere la Vuelta, questa Vuelta in particolare, sembra essere invece ordinaria amministrazione, una pratica da archiviare in fretta e possibilmente senza fare sforzi eccessivi.
A meno di cadute, infortuni, acciacchi, malanni o altri problemi, sembra infatti davvero improbabile che qualcuno possa batterlo. Al Tour, dove ci sono tutti i migliori al mondo, non succede da tre anni. Sarà parecchio più difficile che succeda a questa Vuelta, dove mancano tutti i principali rivali di Pogačar, che – fatta eccezione per il secondo posto alla Parigi-Roubaix – quest’anno ha vinto tutte le corse a cui ha partecipato.














