“Questa è la gabbia, solo questa abbiamo per l’ora d’aria”. Formano una strana coppia i due 18enni che ho davanti: uno, che chiameremo Kevin (nome di fantasia, come tutti quelli che faremo in questo articolo), ha occhi celesti e mille tatuaggi sulle braccia bianco latte: mitragliatrici, corone, nomi di donna. L’altro, chiamiamolo Yusuf, ha pelle scura, sguardo ramato e accento salentino. “Nemmeno due passaggi a pallone riusciamo a fare nella gabbia”, dicono, e fanno un tiro alla sigaretta con un sorriso amaro sulla bocca, lo sguardo puntato su quella che effettivamente assomiglia alla gabbia di un canile: un rettangolo stretto più alto che largo, pareti e soffitto di rete metallica già rovente al sole delle 10. “Non avete altro?”, chiedo. “Aspettiamo i campi”, dice Kevin con un gesto del mento, e butta la sigaretta contro la rete. Dall’altra parte, i cantieri dei campi di calcetto e altri sport lasciati a metà, desolatamente fermi e inaccessibili. L’unica attività fisica possibile, oltre alla gabbia che sembra un canile, è uno stanzone con due tapis roulant e qualche attrezzo per la ginnastica. “Qui è peggio del 41-bis”, è la chiosa dei due ragazzi.

In cella 22 ore al giorno

Di certo c’è che il decreto Caivano, varato nel 2022, ha riempito di minorenni gli istituti di pena, con la conseguenza di aprire strutture con gravi carenze come questa di Lecce, come denunciato a suo tempo dalla Cgil. I lidi alla moda di Porto Cesareo, il mare turchese di Gallipoli sono a una manciata di chilometri da qui eppure lontanissimi. Al di là delle mura grigie alte sei metri ci sarebbero una pineta, un’area giochi, perfino un maneggio: tutto interdetto per i 12 ragazzini reclusi nell’Ipm in questo agosto assolato, mentre altri 12 sono attesi dopo l’estate. I giovani detenuti, così passano in cella 22 ore su 24; nonostante la trionfale inaugurazione avvenuta nove mesi fa, il 20 novembre 2025, alla presenza del sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, nell’Ipm leccese perfino la mensa non è ancora pronta. Al momento di andar via, vedremo il carrello dei pasti arrivato dall’esterno dirigersi verso le sezioni di reclusione: il primo piano ne conta due, una per giovani adulti tra i 18 e i 25 anni e una per i minorenni dai 14 ai 17. Proprio come in un canile, ogni ragazzino mangia da solo: colazione, pranzo e cena chiuso in cella. E non c’è da stupirsi se, come cani in gabbia, gli adolescenti reclusi qui sfogano le energie gli uni contro gli altri: e infatti li incontrerò divisi in gruppi, dopo una rissa che il giorno prima li ha portati a azzannarsi.