Yacht di lusso, foto di Petr Kratochvil in Public Domain, licenza CC0

Quando si parla dell'impatto ambientale dei più ricchi, l'immaginario collettivo richiama immediatamente jet privati, superyacht e ville da migliaia di metri quadrati. Sono simboli evidenti di uno stile di vita ad altissima intensità di carbonio e rappresentano, senza dubbio, una parte del problema. Secondo il rapporto Carbon Inequality Kills di Oxfam, per 23 dei 50 miliardari considerati è stato possibile identificare jet privati. Nell’arco di dodici mesi, ciascuno di loro ha effettuato in media 184 voli, trascorrendo 425 ore in volo e generando circa 2.074 tonnellate di CO₂: quanto una persona media emetterebbe in circa duemila anni. Oxfam ha inoltre identificato 23 superyacht appartenenti a 18 dei 50 miliardari: l’impronta media annua stimata per ciascuna imbarcazione è di 5.672 tonnellate di CO₂, equivalenti alle emissioni prodotte da una persona media in circa 860 anni.

Questi numeri colpiscono perché mostrano quanto l'impronta climatica possa crescere con l'aumentare della ricchezza. Tuttavia, fermarsi a questi esempi rischia di raccontare soltanto una parte della storia. Il contributo principale dei grandi patrimoni al cambiamento climatico non deriva necessariamente dai consumi personali, ma dal capitale che controllano.