Undici minuti nello spazio. Tanto durano viaggi suborbitali come quello fatto da Richard Branson nel 2021 e quelli offerti dalla Blue Origin di Jeff Bezos, che ha provato l’esperienza in prima persona così come la moglie Lauren Sanchez. Tanto basta, secondo le stime citate da Jørgen Randers e Till Kellerhoff in Tassare i ricchi. Come farlo e perché (Edizioni Ambiente), per scaricare nell’atmosfera circa 300 tonnellate di CO2, 75 tonnellate a passeggero: quanto una persona appartenente al miliardo più povero del pianeta produce in un’intera vita. L’immagine ai limiti del grottesco del turismo spaziale per miliardari è un esempio estremo del perché la crisi climatica e quella delle disuguaglianze siano legate a doppio filo. E un’imposta sui grandi patrimoni, affiancata da un’equa imposizione sulle eredità, possa e debba essere parte della soluzione. Non esiste una transizione ecologica credibile senza redistribuzione della ricchezza, è il messaggio del pamphlet politico-ecologista, perché le emissioni non sono distribuite in modo uniforme ma concentrate ai vertici della piramide.

Randers, economista norvegese e professore emerito alla BI Norwegian Business School, è stato uno degli autori storici del rapporto del Club di Roma “I limiti dello sviluppo” del 1972. E Kellerhoff dirige i programmi dell’organizzazione fondata nel 1968 per cercare soluzioni alle sfide globali, tra cui il programma Earth for All avviato per tradurre in azioni concrete i contenuti dell’omonimo rapporto. Il libro si inserisce nella tradizione del Club e delle analisi sui “limiti planetari” della crescita, coniugandole con l’analisi critica nei confronti della politica economica neoliberista che dagli anni Ottanta “ha ridotto le tasse e deregolamentato il settore finanziario” con la conseguenza di allargare la disparità di reddito e di ricchezza nella maggior parte dei Paesi del mondo.