«Una persona che appartiene allo 0,1% più ricco del pianeta, in un solo giorno, produce più emissioni di CO₂ di quanto faccia in un anno la metà più povera dell’umanità». Il dato, diffuso in un nuovo report di Oxfam a due settimane dall’inizio della COP30 in Brasile, non è solo un paradosso statistico. Racconta la direzione in cui si sta muovendo la crisi climatica. L’aumento delle emissioni di gas serra, e quindi l’aumento globale delle temperature, non è distribuito in modo uniforme, così come non lo sono le responsabilità. L’anidride carbonica segue il denaro, non la geografia.
Il trend degli ultimi 35 anni
Dal 1990 a oggi la quota di emissioni imputabile allo 0,1 per cento più ricco del pianeta è cresciuta del 32%, mentre quella della metà più povera si è ridotta del 3%. Se tutti gli abitanti della Terra inquinassero quanto la fascia di reddito più alta, in meno di tre settimane verrebbe bruciata tutta la quantità di CO₂ che l’atmosfera può ancora assorbire senza superare la soglia di 1,5 gradi fissata dall’Accordo di Parigi.
«La crisi climatica è strettamente connessa all’acuirsi delle disuguaglianze globali e ne aggrava la portata – spiega Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia –. Gli individui più ricchi del mondo finanziano e traggono profitto da questa crisi, mentre il resto della popolazione mondiale ne fa le spese».







