Mentre nelle scorse ore in montagna le forti piogge hanno riempito i torrenti e tra cui l’Enza, Legambiente Emilia-Romagna mette un punto sul futuro del fiume: l’apertura, contenuta nella nota del 19 agosto, alla possibilità di valutare nuovi invasi non riguarda la diga di Vetto. A chiarirlo è Davide Ferraresi, presidente regionale dell’associazione, che replica all’ipotesi di un ammorbidimento della posizione ambientalista sul progetto dell’Enza.

"Abbiamo letto l’articolo in merito al nostro comunicato del 19 agosto – spiega Ferraresi –. Ci teniamo a precisare che la riflessione verteva sul dibattito in corso in Romagna in merito alla realizzazione di nuovi invasi e opere di derivazione da corsi d’acqua dell’Appennino". Nessun cambio di linea, dunque, sulla Val d’Enza. "Confermiamo la nostra posizione di contrarietà al progetto del nuovo invaso a Vetto - sottolinea - per i motivi più volte approfonditi insieme a comitati e associazioni ambientaliste".

Ferraresi ribadisce però il principio generale: "Occorre una strategia che parta dall’efficientamento della risorsa idrica e dalle soluzioni per l’accumulo a basso impatto", soluzioni che, aggiunge, "ad oggi non vediamo attuate in modo sistemico nel territorio della valle dell’Enza". Apertura agli invasi dunque per le aziende in Romagna, ma non per le necessità civili ed agricole delle provincie di Reggio e di Parma.