Il calendario di Palazzo Madama si sovrappone a quello della crisi del Carroccio: dal 2 settembre parte l’esame degli emendamenti, l’8 e il 9 la “pre-Pontida” leghista, antipasto della resa dei conti
«Se devo fare una previsione, credo che supererà la discussione sulla legge elettorale». Francesco Lollobrigida dal Meeting di Rimini prova a mettere al riparo il governo da un settembre che si preannuncia decisamente insidioso. «Le leggi elettorali non servono a far vincere l’uno o l’altro», assicura il ministro dell’Agricoltura, spiegando che l’obiettivo è permettere ai cittadini di scegliere «chi deve governare» e garantire «una stabilità di lungo periodo». E sui nodi ancora da sciogliere si rimette ai «correttivi che il Senato deciderà di apportare».
È proprio a Palazzo Madama, però, che al rientro dalle ferie potrebbe aprirsi il passaggio più delicato della riforma. Non soltanto per il precedente della Camera, dove il 14 luglio l’emendamento sulle preferenze sostenuto dal centrodestra è stato affossato a scrutinio segreto per un solo voto, 188 no contro 187 sì. A complicare il quadro c’è ora un calendario che fa coincidere quasi al giorno la corsa del ddl elettorale con la resa dei conti nella Lega. Col rischio così di catalizzare sullo “Stabilicum” il malessere estivo esploso nel Carroccio.






