A quasi tre anni di distanza dalla strage di Brandizzo che costò la vita a 5 operai, travolti da un treno la sera del 30 agosto 2023 mentre lavoravano sui binari, arriva una nuova inchiesta su Rfi, la società che gestisce la rete ferroviaria italiana. La Procura di Ivrea infatti, riferisce il Tg3, ha aperto un altro fascicolo per il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Ai dirigenti viene contestato che da allora le procedure di sicurezza non sono mai state cambiate e non è stato preso alcun accorgimento per evitare errori umani, come quello che avrebbe portato all’incidente ferroviario di Brandizzo.
Già tre anni fa agli ispettori dello Spresal dell’Asl To3 e To5 chiesero di correggere il documento di valutazione del rischio che prevede come senza stop alla circolazione dei treni non si possa lavorare sui binari. Si sarebbe però dimostrato il contrario nella prassi e per i tecnici bisognava trovare degli accorgimenti entro un breve periodo di tempo. Non essendoci stata alcuna modifica, lo Spresal ha inviato i propri rilievi alla Procura che ha aperto una nuova inchiesta.
“Rete ferroviaria italiana – fa sapere la società in una nota – ha formalmente interloquito con Spresal dando riscontro ufficiale alle segnalazioni ricevute. L’azienda ha fornito la propria posizione sugli elementi emersi nell’ottica di massima collaborazione con tutte le autorità competenti”. Stando a quanto riporta il Tg3, invece, la scelta di Rfi potrebbe essere legata a una strategia difensiva: l’idea sarebbe di attribuire la strage di Brandizzo al funzionario sui binari e ai dirigenti della ditta in subappalto.








