Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa nuova serie sarà dedicata alla sentenza d’appello sulla “Trattativa”.
Sia consentito, in avvio di motivazione, svolgere alcune brevi considerazioni il cui senso potrà più compiutamente intendersi a esposizione completata.
Lo sforzo di dissecare i fatti sotto la spinta imperiosa del procedimento logico di verificazione delle prove d’accusa e della congruità dei ragionamenti posti a base della decisione impugnata ha prodotto, talvolta, un’involontaria parresia: che è sempre esercizio salutare per chi, senza bramarlo, accetti di essere prigioniero della verità, più che possederla.
E le vicende oggetto di questo processo lasciano intravedere una dimensione che va ben oltre i limiti accessibili ad una verità modesta qual è la verità processuale, la cui ricerca si snoda lungo un sentiero stretto, per ciò che concerne il giudizio d’appello in particolare, tra una prova di resistenza dell’apparato argomentativo che supporta le impugnate pronunce di condanna alla confutazione opposta dagli argomenti difensivi a sostegno dei proposti gravami e i limiti anche temporali di approfondimento imposti dal rispetto di regole processuali di utilizzabilità probatoria, o da regole di giudizio o di preclusioni che inevitabilmente imbrigliano il principio generale di ricerca della verità dei fatti, quando non anche quello del libero convincimento del giudice; e su tutti, naturalmente il limite del devolutum.






