Valter Lavitola era già stato nei pressi di casa Ranucci prima del 7 settembre 2025. Ieri Il Giornale si è concentrato sui 39 giorni che separano la visita del faccendiere a casa del conduttore dalla deflagrazione dell’ordigno.Una chat è risultata decisiva per gli inquirenti: prima di quel momento Lavitola evidentemente non conosceva l’abitazione di Ranucci perché solo a settembre 2025 gli chiedeva l’indirizzo. Ma è solo leggendo tutto il fascicolo, contenente le diverse celle che il telefono del faccendiere ha agganciato nel tempo, che si può riscontrare come Lavitola, in realtà, ci fosse già stato. Addirittura un anno prima, ed è plausibile consderando che i due si conoscono dal 2019. Il 13 luglio del 2024alle 17:44 e alle 19:21 l’utenza di Lavitola aveva agganciatola cella installata in via di Lago Maggiore, in località Torvaianica compatibile con la casa di Ranucci. Ma quest’ultimo quel giorno risultava in provincia di Foggia. Eppure, nella conversazione avvenuta 39 giorni prima dell’attentato, quindi il 7settembre 2025, c’è una conversazione tra Ranucci e Lavitola che sembrerebbe stridere con la precedente ricostruzione, perché i due si scambiano messaggi come se il faccendiere non avesse mai conosciuto l’abitazione dell’amico. Il 7settembre del 2025 dalle 14:16 il faccendiere e l’amico si scambiavano alcuni messaggi su WhatsApp per concordare dove incontrarsi: «Dove ci vediamo?», chiedeva Valter. Ranucci rispondeva un minuto dopo che si sarebbero potuti vedere a casa sua perché, se avesse dovuto spostarsi, avrebbe dovuto chiamare la scorta. Lavitola concordava, ma gli chiedeva di inviargli l’indirizzo perché non sapeva dove si trovasse. Ranucci glielo inviava con le indicazioni per riconoscere lo stabile: «Trovi villetta bianca con auto posteggiata. Due auto». Effettivamente, poi, dalle 15:20 alle 18: 05 l’utenza del faccendiere aveva agganciato le celle del Comune di Pomezia con due specifici agganci avvenuti alle 15:20 e alle 16:20. Si tratta proprio della cella di via Mincio, Comune di Pomezia, compatibile con l’abitazione di Ranucci in Via Po. Ranucci già dalle 12:00 e fino alle 17:53 agganciava la medesima cella. L’incontro c’è stato, e sarebbe quello in cui Lavitola avrebbe messo in guardia l’amico sul rischio «di possibili attentati», come filtrato dopo un colloquio del faccendiere con il legale Arturo Cola. Fatto mai riferito agli inquirenti, così come nessun altro elemento che riguardava la galassia Lavitola. Se, quindi, Valter lì c’era già stato un anno prima, perché chiedere l’indirizzo? E, anche se davvero lo avesse dimenticato, non sarebbe bastato un semplice invio di posizione su Whatsapp o la via da inserire su un qualunque navigatore? Invece no, Ranucci fornisce dettagli che non sembrano avere attinenza con quell’incontro. Perché specificare la presenza di due auto, proprio le due che saranno coinvolte nell’azione dinamitarda, indicando che si trovavano davanti la villetta? In che modo poteva essere utile, essendo la via in cui abita Ranucci una strada pubblica? Eperché il conduttore avrebbe preferito non chiamare la scorta? Non si può certo dire che idue non fossero già in costante contatto visto che nel periodo che va dal 13 marzo al 17 luglio 2024 vengono registrati 72 contatti telefonici in chiaro (ovvero telefonate, si escludono quindi le conversazioni e le chiamate Whatsapp). Altro elemento: anche il factotum di Lavitola, Clesio Tavares (indagato come intermediario tra Valter egli esecutori materiali) agganciava nell’aprile del 2024 una cella che serve l’area di casa Ranucci. Che ci faceva lì un uomo che risiede nel napoletano? E Lavitola?Può sembrare quasi che quello scambio di messaggi, avvenuto esattamente 39 giorni prima dell’attentato, con i dettagli sulle macchine, contenesse un messaggio più che una semplice indicazione stradale. Forse sarà proprio Lavitola a fornire i dettagli, visto il contenuto dalla lettera scritta dal carcere alla compagna e trasmessa dal Tg1: «Avrei dovuto ascoltarti, ma oramai è tardi. Non sono lucidissimo, ma sto bene».