Fuori 38 o 40 gradi, dentro 20. È il salto che il corpo compie ogni volta che si entra in un ufficio, in un negozio, in un’auto climatizzata: in pochi minuti attraversa due regimi fisiologici opposti. E ormai riguarda quasi tutti. Nel 2026 il 60% delle abitazioni italiane ha almeno un impianto di climatizzazione, il doppio rispetto al 2013, quando ne disponeva meno di una famiglia su tre. L’aria condizionata non è più un vizio né un comfort: la crisi climatica l’ha trasformata in un dispositivo sanitario. Il punto non è se usarla, ma come.

Che cosa accade al corpo

La termoregolazione corporea ha un compito solo: tenere latemperatura interna del nostro organismo ai 37 gradi. “Il nostro corpo si termoregola con il sudore, che deve potere evaporare”, ricorda Alessandro Miani, presidente della Società italiana di Medicina ambientale (Sima). Quando la temperatura esterna si avvicina a quella corporea, o la supera, il sangue viene spinto verso la pelle e comincia la sudorazione. È soprattutto un lavoro cardiovascolare: il cuore deve sostenere insieme la vasodilatazione periferica e la perdita di liquidi. Oltre i 38-39 gradi interni crescono i rischi di esaurimento da calore e di colpo di calore. Negli anziani, nei cardiopatici e in chi assume farmaci che alterano l’idratazione quel margine è già ridotto in partenza.