Penelope almeno tesseva la tela di giorno e la disfaceva di notte; la filigrana digitale per i testi generati da Claude invece rischia di bruciarsi persino prima di uscire ufficialmente sul mercato. Anthropic ha attivato il 2 agosto un watermark invisibile: tempo zero è esplosa online la corsa per disinnescarlo. Bleeping Computer ha censito, ai primi di agosto, un progetto open source con oltre 4.500 stelle su GitHub (adesso a oltre 15mila), una serie di siti appena registrati e almeno un servizio a pagamento specializzato nell'elusione dei rilevatori di testo generato dall'IA.

Il progetto più popolare porta la firma di Guillaume Meyer, sviluppatore parigino e fondatore della startup Memo. Lo strumento, chiamato Watermarks Remover e distribuito con licenza MIT, è nato come un'estensione pensata solo per Claude e si è poi allargato a Gemini, ai sistemi di originedi OpenAI e ai modelli open weight che usano le marcature inventate dal ricercatore John Kirchenbauer. Meyer ha raccontato a Business Insider di avere impiegato circa cinque ore per costruire la prima versione.

La sua posizione è cristallina: è favorevole all'attribuzione dei contenuti generati dall'IA, ma contrario al metodo scelto da Anthropic, che a suo parere tratta la paternità di un testo come una questione binaria anche quando il modello si è limitato a correggere o tradurre un paragrafo.