I watermark sui video e sulle immagini li conosciamo tutti: sono quei loghi o scritte semitrasparenti sovrapposti nell’angolo per dire “questo contenuto è mio“. Altri ancora sono invisibili, annidati nel file che contiene l’immagine e impercettibili all’occhio umano.

In questi giorni sono diventati un argomento molto comune perché l’idea è quella di aiutare le persone a capire quando una immagine è genuina o generata dal computer. Ma come si fa a mettere un watermark su un testo fatto di parole senza che chi lo genera se ne accorga e possa rimuoverlo?

C’è la notizia: Anthropic ha annunciato l’arrivo di un watermark invisibile per il testo generato da Claude. Il “segnale”, secondo l’azienda, sarà molto resistente perché rimarrà attivo anche quando le persone copieranno e incolleranno la risposta, resistendo persino a piccole modifiche e riscritture. Come è possibile?

Ancora non lo sappiamo ma possiamo fare delle ipotesi e provare a spiegare in parole semplici come funzionano le principali tecnologie di questo settore (il watermarking dei testi), immaginando tre scenari principali.

La “Sinfonia delle Parole” (Il metodo statistico)