Una delle ultime grandi dive del cinema giapponese del dopoguerra si è spenta il 7 agosto a 93 anni. Star della trilogia Kimi no na wa, lavorò con Ozu, Kinoshita, Ichikawa e Kobayashi e nel 1954 fondò con Yoshiko Kuga e Ineko Arima il Ninjin Club, società indipendente nata per conquistare maggiore libertà artistica. Tra i suoi film anche Kwaidan, Premio Speciale della Giuria a Cannes, e The Yakuza. Scrittrice e giornalista, dal 1996 fu ambasciatrice di buona volontà dell’UNFPA e visse a lungo tra Giappone e Francia

Si è spenta a 93 anni Keiko Kishi, una delle ultime grandi dive dell’età d’oro del cinema giapponese. L’attrice è morta il 7 agosto per cause naturali legate all’età. Nata a Yokohama l’11 agosto 1932, avrebbe compiuto 94 anni quattro giorni più tardi. La notizia della scomparsa è stata resa pubblica soltanto il 19 agosto, dopo le esequie celebrate in forma privata alla presenza dei familiari.

Ma chiamarla soltanto attrice significa costringere dentro un'inquadratura troppo stretta una vita che ha attraversato cinema, letteratura, giornalismo, impegno umanitario, Giappone ed Europa. Kishi è stata una diva nel significato più classico della parola e contemporaneamente una donna sorprendentemente moderna: capace, quando lo star system pretendeva soprattutto obbedienza, di rivendicare il diritto di scegliere ruoli e progetti; di trasferirsi in Francia all'apice della fama; di continuare a lavorare tra Oriente e Occidente.