Intervista a Alberto Romagnoli (consigliere del Cni delegato al sisma Centro Italia): “Il primo pensiero alle vittime e alle loro famiglie. L’esperienza maturata in questi dieci anni non va dispersa: sicurezza, competenze e ascolto dei territori diventino patrimonio del Paese”

A dieci anni dal terremoto del 24 agosto 2016, il primo pensiero del Consiglio nazionale degli ingegneri va alle 299 persone che persero la vita, ai loro familiari e alle comunità dell’Appennino centrale profondamente segnate da quella tragedia. A puntualizzarlo Alberto Romagnoli, consigliere del Consiglio nazionale degli ingegneri delegato al sisma Centro Italia, che in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia traccia il bilancio della ricostruzione.

Dati alla mano, a che punto è la ricostruzione pubblica e privata?

Un anniversario come questo non può essere soltanto l’occasione per tracciare un bilancio della ricostruzione. Prima dei numeri, delle opere e dei cantieri vengono le persone. Il nostro pensiero va a chi quella notte ha perso la vita, ai familiari delle vittime, a chi ha perso la propria casa, la propria attività e una parte della propria comunità. Ricordare significa anche assumersi la responsabilità di fare in modo che quanto accaduto e quanto abbiamo imparato in questi dieci anni contribuiscano a rendere il Paese più sicuro.A dieci anni dal sisma la ricostruzione dell’Appennino centrale non è ancora conclusa, ma è entrata in una fase decisamente più avanzata. I numeri mostrano una significativa accelerazione soprattutto nell’ultimo triennio: più risorse effettivamente erogate, più cantieri, una ricostruzione pubblica entrata con maggiore decisione nella fase realizzativa e un sistema di regole progressivamente adattato alle esigenze concrete dei territori. Sul fronte della ricostruzione private, al 31 maggio 2026 risultano presentate 36.149 richieste di contributo, per complessivi 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi ammontano a 12,59 miliardi, mentre le somme liquidate hanno raggiunto gli 8 miliardi. Il dato che più chiaramente restituisce la dimensione dell’accelerazione è che il 69% di tutte le somme erogate per la ricostruzione privata è stato liquidato dal 2023 a oggi. Significa circa 5,5 miliardi di euro nell’ultimo triennio, contro circa 2,5 miliardi nell’intero periodo precedente. I cantieri conclusi sono 14.968, pari al 64,1% dei 23.361 autorizzati, mentre altri 8.393 sono in corso. A questi numeri corrisponde il progressivo ritorno dei cittadini nelle proprie abitazioni. I nuclei familiari ancora assistiti erano 14.211 nel 2022; sono diventati 12.319 nel 2023, 11.182 nel 2024, 10.067 nel 2025 e 8.759 nel 2026. Dal 2022 sono quindi tornate a casa 5.452 famiglie, con una riduzione del 38,4%.E' evidente l’accelerazione della ricostruzione pubblica, rimasta per anni più indietro rispetto a quella privata. Il confronto tra il 2023 e il 2026 è particolarmente significativo. Tre anni fa il 33% degli interventi pubblici risultava non avviato; oggi quella quota è scesa al 2,5%. Nello stesso periodo i progetti approvati sono passati dal 3% al 29,5%, quasi decuplicando; i lavori in corso dal 13,4% al 21,3% e quelli conclusi dal 7,2% al 18,6%, più che raddoppiando. Se si considerano insieme progetti approvati, lavori in corso e opere concluse, la quota passa dal 23,6% del 2023 al 69,4% del 2026: in tre anni è quindi quasi triplicata. Un’accelerazione che riguarda anche uno dei capitoli più delicati, quello delle scuole. Su 459 interventi programmati, per 1,6 miliardi di euro, al 31 maggio 2026 sono stati autorizzati 197 ordini di attivazione, il 57,6% in più rispetto al 2025.