di

Giuliana Ferraino

Prato guida la classifica con 112,4 aziende ogni mille abitanti, seguita da Milano. Micro e piccole imprese concentrano oltre il 60% dell’occupazione, contro il 40% in Francia e Germania. I nodi di credito e innovazione

Prato davanti a Milano, Rimini sul podio, Fermo e Macerata tra le province più intraprendenti. La nuova fotografia della Cna restituisce l’immagine di un’Italia che continua a produrre attraverso una rete capillare di distretti, laboratori, attività commerciali e aziende familiari. Quasi 4,8 milioni di imprese, circa 18,9 milioni di addetti e una dimensione media di appena quattro occupati. Numeri che raccontano insieme un punto di forza e una fragilità: la diffusione dell’iniziativa economica, ma anche la difficoltà di tante aziende a crescere abbastanza per investire, innovare e competere.

La questione non è stabilire se le piccole imprese siano un bene o un male. Senza di loro, intere filiere del made in Italy e molte economie locali perderebbero il proprio motore. Il problema emerge quando la piccola dimensione non rappresenta una scelta efficiente, ma una condizione permanente: aziende capaci di sopravvivere, ma troppo fragili per assumere personale qualificato, adottare nuove tecnologie o affrontare il passaggio generazionale.