Dolomiti, Alta Badia. Foto Frieder Blickle/laif per Reuters
L’estate 2026 potrebbe essere quella delle prime volte su tanti fronti. La prima volta che abbiamo avuto un’ondata di calore quasi continua in tutta Europa, da giugno ad agosto, perfino più lunga di quella del 2003, l’estate che tutti ricordiamo molto bene. La prima volta che anche sui media generalisti e nei discorsi da bar cominciamo a sentire che il cambiamento climatico non è una questione temporanea ma che è una mutazione seria, faticosa, pericolosa e che richiederà un bel po’ di adattamenti e di attenzioni anche nella nostra vita quotidiana. La prima volta che i calcoli economici sugli impatti della crisi climatica escono dai circoli degli esperti e arrivano a tutti, come abbiamo raccontato anche qui, perché ormai è chiaro che per ogni grado di aumento della temperatura ci sono effetti negativi sulla produttività, sulla produzione e distribuzione energetica, sulla produzione agricola, sulla capacità delle persone di lavorare e, il dato senz’altro più grave, sull’aumento dei problemi sanitari e perfino sull’eccesso di mortalità.
Caldo, siccità e incendi: l’estate estrema dell’Europa occidentale
Il caldo che brucia il PIL: l'estate 2026 costa all'Europa 180 miliardi









