Il presidente libanese Joseph Aoun si è rivolto a Leone XIV per rafforzare il sostegno internazionale al difficile percorso di attuazione dell’accordo con Israele. Sullo sfondo restano il nodo del ritiro israeliano dal sud del Libano, il disarmo di Hezbollah e il rischio che il processo negoziale si arresti definitivamente. L’analisi di Riccardo Cristiano
Ogni giorno ha la sua pena. Il sud del Libano sembra non finire mai. Le operazioni militari proseguono, ormai ben al di là di quella fascia che Israele ha occupato da marzo/aprile, distruggendo case, villaggi, infrastrutture, campi coltivati, nel tentativo di rimuovere ogni possibile struttura o nascondiglio dei miliziani di Hezbollah, lì insediati da decenni. L’epicentro di tutto ciò era la zona dei territori libanesi più vicina al confine, quella a sud del fiume Litani. Ora infuria la battaglia per la strategica collina di Ali Taher, dove si troverebbe l’alto comando miliziano di Hezbollah (si dice con molti consiglieri iraniani), ubicato a nord del fiume Litani. Si vocifera che ora Hezbollah sarebbe disponibile a cedere quella collina all’esercito libanese, ma è sulle modalità di questa consegna che non ci sarebbe accordo.
Le cifre di un disastro (ri)cominciato il 2 marzo scorso, quando Hezbollah, per vendicare l’assassinio di Ali Khamenei, ha attaccato il nord di Israele sono note: più di un milione di sfollati, che ogni tanto tentano di tornare ai loro villaggi distrutti, 4300 morti, tantissimi feriti. Eppure il 26 giugno, a Washington, sotto la regia del Dipartimento di Stato degli Stati, il governo libanese e il governo israeliano hanno firmato uno storico accordo quadro che dovrebbe consentirgli di porre termine al conflitto. Il punto 2 di quell’accordo comincia così: “Il governo di Israele e il governo del Libano si impegnano ad avviare un processo reciproco e graduale, con condizioni chiare, in base al quale le Forze Armate Libanesi (Laf) ripristineranno l’effettiva autorità sovrana su tutto il territorio libanese, in attesa del disarmo verificato dei gruppi armati non statali e dello smantellamento delle relative infrastrutture, consentendo alle Forze di Difesa Israeliane (Idf) di ritirarsi progressivamente dal territorio libanese”. L’incapacità di procedere dipende dalle diverse interpretazioni che le parti danno di questo punto.







