di
Allegra Ferrante
La tecnologia con il contributo di runner e attiviste. Secondo una rilevazione dell'associazione Sex & the city di notte si sente insicuro l’8,27 per cento degli uomini contro il 57,05 delle donne (e il 20,15% non esce)
Corre. Un occhio davanti, uno dietro. Rallenta, si china, finge un nodo a una scarpa già allacciata: intanto controlla. L’ombra che da tre minuti tiene il suo passo è ancora lì? Riparte. È la fatica che non è nelle gambe: restare, sempre, un po’ in allerta. Contro quella tensione è nato un pugno di app —ChangeToRun, PinkRoad, Viola Walk Home — che promette di accompagnare le donne quando corrono da sole o la sera tornano a casa a piedi. Di restituire loro la strada, i parchi, l’alba. Di farle sentire, come recita lo slogan di Non Una di Meno, «libere, non coraggiose».
Le app provano a spostare la prudenza dalla singola alla rete. ChangeToRun, in arrivo a novembre, crea una presenza discreta attorno alla corsa. «È bello anche attraversare la città da soli», osserva Daniela Simonetti, presidente di ChangeTheGame: l’obiettivo è far sentire le donne «un po’ meno sole», senza imporre una compagnia. Prima di uscire, la runner sceglie un «Circle» di persone fidate che può seguirne il tracciato; intanto l’app mostra, in forma anonima, dove stanno correndo altre utenti e, segnalazione dopo segnalazione, disegna una mappa di buio, strade vuote e punti critici. Se si ferma troppo a lungo o devia dal percorso, il sistema interviene. E un Sos resta a portata di mano.






