Sono 580mila gli ettari andati in fumo in tutta Europa: un’estate dei record dalla Spagna alla Romania, dalla Grecia al Belgio. E in mezzo la Francia, dove l’incendio più devastante degli ultimi 50 anni ha distrutto 42mila ettari della foresta di pini delle Lande di Guascogna, meno di quattro anni dopo l’ultimo mega-incendio che ne aveva già ridotto in cenere buona parte.
L’impreparazione delle autorità è evidente, soprattutto in un 2026 particolarmente secco e scandito da cinque ondate di caldo consecutive. Una zavorra per il governo che, incendio dopo incendio, ha tentato di spegnere le fiamme e le polemiche.
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LA RESPONSABILITÀ POLITICA
Eppure, riavvolgendo il nastro del secondo mandato di Emmanuel Macron, il dilettantismo dei dirigenti francesi – se non della classe politica nel suo insieme – non ha nulla di sorprendente. I servizi pubblici incaricati della gestione delle foreste e dell’ambiente, come l’Office national des forêts (Onf) e l’Office français de la biodiversité (Ofb) sono stati ridimensionati e i fondi per l’eventuale acquisto di due nuovi Canadair, circa 53 milioni di euro, sono stati congelati nel 2024 dal governo Attal, nonostante un aumento globale del budget della protezione civile.






