Parte della carriera del cavallo Varenne, il più grande trottatore di tutti i tempi, morto nei giorni scorsi all’età di 31 anni a Eboli per un infarto fulminante, è legata a Prato. Al territorio mediceo e al complesso rinascimentale delle Cascine di Tavola, ora sotto confisca da parte dello Stato.
Il leggendario corridore nel 2001 vinse le tre grandi corse europee (Prix d’Amérique, Lotteria ed Elitloppet) e poi la Breeders Crown negli Usa. La sua fama, però, continuò anche dopo l’ultima corsa: Varenne divenne un simbolo dello sport italiano e un protagonista della riproduzione.
Il "Capitano" ha fatto per anni lo stallone, generando più di 2000 figli. Ancora oggi il suo nome è legato a un’epoca irripetibile del trotto, quella di un cavallo capace di trasformare ogni gara in un evento e di conquistare appassionati in tutto il mondo. Proprio questa seconda parte delle sua esistenza riguarda Prato.
Poco dopo la storica e ripetuta tripletta del "figlio del vento", nell’estate del 2002, una sua "quota" come stallone fu messa sotto contratto qui, nelle studio Masi-Giovannelli, proprio quando Varenne era impegnato nell’ultima sua corsa da un milione di dollari a Montreal.
La quota riproduttiva del più veloce cavallo dell’ippica, fu acquisita da una società formata da tre imprenditori appassionati di corse: Roberto Brischetto, proprietario dell’allevamento "Il Grifone" in provincia di Torino, Walter Ferrero, costruttore edile torinese e dall’architetto Ivone Schiavo, nato a Padova e domiciliato a Prato, dove all’epoca viveva e possedeva il centro ippico Il Magnifico alle Cascine di Tavola, al confine con Poggio a Caiano. La cordata di soci mise a segno l’accordo con il proprietario del cavallo, che rimaneva tale, il napoletano Vincenzo Giordano. Il contratto prevedeva sia l’acquisizione di un certo numero di monte a "vita", sia il diritto di far riprodurre Varenne nell’allevamento di Torino.











