Professor Paolo Feltrin, politologo dell’Università di Trieste con una profonda conoscenza degli andamenti elettorali e del fenomeno leghista sin dalle origini, che opinione si è fatta sulla crisi del Carroccio?
"Proviamo a esaminare il problema. Nel 2001 la Lega prende il 3,9%, poi nel 2013 il 4,1%: questi sono stati i punti più bassi della storia leghista. E il 96,2% dei voti veniva dal nord, Emilia-Romagna compresa. Era insomma la Lega Nord. Ma qual è il problema di una Lega Nord nel XXI secolo? Che, nonostante la consistenza del radicamento nel settentrione, più di quel 4 o 5% non prende".
Quindi?
"Quindi cosa fa Matteo Salvini? Visto che per 30 anni la Lega non è andata da nessuna parte col partito del nord, ha un’intuizione: fare un partito nazionale. E dove individua lo spazio? A destra. Invece di fare il partito del nord, fare un partito della destra nazionale. E il risultato c’è. Nel 2018 ottiene il 17% e la quota di voti del nord scende al 69%. Perciò il 31 per cento dell’elettorato viene dal centro-sud".
Raggiunge anche il 34% alle Europee 2019, ma proprio di là e dalla rottura del Papeete col governo Conte uno inizia il tracollo...






